Hatha Yoga e Meditazione, la Mindfulness di Kabat Zinn

Jon Kabat-Zinn (1944) si avvicina alla meditazione frequentando un corso tenuto da Philip Kapleau, un missionario Zen. In seguito continua a coltivare il suo interesse per queste tematiche seguendo le lezioni dei maestri Zen Thich Nhat Hanh e Seung Sahn e studiando all’Insight Meditation Society, dove successivamente ricopre il ruolo di insegnante.

Sempre a metà degli anni ’60 inizia a praticare yoga che, unitamente agli insegnamenti buddisti e alla sua formazione accademica, lo porta nel 1979 a fondare la Stress Reduction Clinic all’Università della Massachusetts Medical School e a sviluppare il programma chiamato Stress Reduction and Relaxation Program (Programma per la Riduzione dello Stress e per il Rilassamento), basato su un adattamento terapeutico dei concetti del buddismo Zen.

In seguito il corso, di otto settimane, prende il nome di MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction / Riduzione dello Stress attraverso l’Attenta Consapevolezza) dove l’elaborazione dei principi buddisti viene proposta con un approccio più scientifico.

Successivamente Kabat-Zinn fonda anche il Center per la Mindfulness in Medicine, Health Care, and Society sempre presso l’Università della Massachusetts Medical School.

Il suo metodo, che associa la meditazione all’Hatha yoga, si diffonde velocemente in tutto il mondo.

Lo scopo della metodologia elaborata da Kabat-Zinn è quello di aiutare i pazienti a far fronte a stress, sofferenza e malattia, per mezzo della “consapevolezza del momento attuale”, concetto che si basa sull’attenzione verso se stessi e la propria condizione del momento presente, per viverlo pienamente ed incondizionatamente per ciò che esso è realmente.

Kabat-Zinn sottolinea come questo risveglio della consapevolezza e dell’attenzione verso la realtà delle cose, è molto importante non solo per lenire la sofferenza degli individui, ma per prendere coscienza del reale stato di emergenza ambientale in cui versa il pianeta e che necessita della collaborazione di ogni governo e di ogni individuo affinché si possa realizzare un presente che possa garantire un futuro vivibile alla specie umana.

Dai primi anni ’80, l’equipe di Kabat-Zinn, inizia a sviluppare i primi lavori di ricerca, inizialmente sulle applicazioni del protocollo a pazienti affetti da dolore cronico, ampliando poi l’indagine anche alla psicosomatica e alla psicologia. Nel 1990 Kabat-Zinn pubblica il suo primo libro sul protocollo MBSR divenuto famoso: “Vivere momento per momento”. Nel 1993 il suo lavoro alla Stress Reduction Clinic diventa oggetto di uno special televisivo della PBS presentato da Bill Moyers dal titolo “Healing and the Mind”, che suscita grande interesse dando a Kabat-Zinn una fama nazionale.

Dalla fine degli anni ’90 negli USA sorgono numerose cliniche specializzate nel programma MBSR ed esso viene utilizzato come parte integrante dei piani di lavoro di medicina olistica in diversi ospedali. Le ricerche condotte da Jon Kabat-Zinn coinvolgono diversi campi di studio come psicologia, medicina, neuroscienze, scienze sociali e dell’educazione e si riferiscono principalmente a interazione mente-corpo nell’autoguarigione, applicazioni cliniche di meditazione e mindfulness, effetti della MBSR sulla gestione dell’ansia, funzioni cerebrali ed immunologiche, psoriasi, pazienti con trapianti di midollo osseo, stress in diversi ambienti di lavoro e di studio e nelle carceri.

Gli studi scientifici rigorosi condotti sui protocolli di mindfulness, compreso l’MBSR, hanno contribuito al nascere di quelle che oggi si chiamano neuroscienze contemplative.

La meditazione mindfulness ci permette di vivere esperienze di integrità nel senso di tornare “interi”, di rientrare nel nostro corpo, come se tornassimo a casa.

Coltivare la presenza nel corpo è ciò che ci consente di prendercene cura, che siamo malati oppure sani.

Questo è particolarmente valido per le persone che vivono problemi fisici. Quando si prova dolore, si tende a non utilizzare la parte del corpo sofferente. Nel breve periodo questa rappresenta una strategia sensata, in quanto consente riposo e recupero. Tuttavia, nel lungo periodo questo meccanismo di protezione finisce con il trasformarsi in un vero e proprio stile di vita: spesso, infatti, tendiamo ad identificarci con l’immagine limitante del nostro corpo sofferente, vecchio o malato, senza verificare se davvero i limiti che ci siamo imposti siano reali e validi. Così facendo si rinuncia a priori a opportunità che in realtà possono aumentare il nostro benessere.

Questa visione può condurci all’inattività, all’inerzia e a trascurare il nostro corpo. Assumiamo un atteggiamento da malati, attorno al quale facciamo girare tutta la nostra vita e che condiziona tutte le attività quotidiane. Senza un minimo di movimento come quello di chinarsi, piegarsi, ruotare, il corpo si atrofizza e perde la maggior parte delle sue capacità e della massa muscolare, anche in un soggetto del tutto sano.

In tutto ciò rientra ed ha una grande importanza la pratica dello yoga all’interno della quale la mindfulness diviene meditazione in movimento capace di rappresentare un’opportunità per tornare gradualmente ad usare il proprio corpo, trascurato nel tempo, per un motivo o per l’altro.

Massimo Mannarelli nasce a Milano nel 1969. Dopo la laurea in filosofia con una tesi sui “Rom Hrvati a Milano fra tradizione e innovazione” diviene ideatore e direttore del programma radiofonico “Balkan Express, musica e cultura dai Balcani e zone limitrofe” nonchè autore e curatore di testi per programmi sportivi presso Freedomland di Milano e collaboratore con Radio 24.
Ha diploma di Fitness Trainer (Scuola di Professione Fitness-UISP-CONI) e un’esperienza di quasi 15 anni nel settore sportivo.
Interessato da sempre alla spiritualità, si avvicina allo Yoga seguendo, verso la fine degli anni ’80, le lezioni di Carlo Patrian e negli ultimi anni si sta dedicando allo studio e pratica della meditazione e allo studio di Islam, sufismo attraverso i suoi viaggi in Iran, India e paesi islamici.
​Ha approfondito diversi tipi di meditazione tra cui la Muraqaba (forma di meditazione sufi che è autorizzato a praticare, ma non a diffondere). E’ studente della Self-Realization Fellowship fondata da Paramahansa Yogananda e dal 2020 operatore certificato Mindfulness (Holistica Ceprao-The International Practitioners of Holistic Medicine).

E’ fondatore e autore del “Savitri Magazine“, blog di tematiche legate a spiritualità, yoga, scienze esoteriche e curiosità nonché collaboratore della testata online Yoga Magazine.
Ha collaborato alle riviste “Them Romano” di Santino Spinelli, “Una città” di Forlì e “Spirito Libero” (rivista vicina al movimento Iskon).
Tiene seminari di argomenti vari legati allo Yoga tra cui Il Sistema dei Chakra, Yoga e stagioni, i 5 tibetani, lo Yoga del Guerriero Interiore, Yoga e Sufismo, Yoga e Islam e altri sempre connessi alla spiritualità come Musica e danze tradizione Sufi Qalandar
E’ co-autore con Marco Villa del libro “Straccio i sogni e me ne frego” e dell’album musicale “La fine del mondo”. Ha scritto anche “La minoranza senza luogo: i Rom nei Balcani” all’interno di “Geopolitiche dei Balcani. Luoghi, narrazioni, percorsi”. A cura di Elena Dell’Agnese, Enrico Squarcina.

Grazie agli studi ed esperienze maturate, oggi propone percorsi di meditazione individuali (online e dal vivo) e di gruppo. Le sue conoscenze del settore dello sport e del fitness gli hanno inoltre permesso di studiare un percorso apposta per atleti sia agonistici che amatoriali aiutandoli nella gestione dello stress della performance e della gestione della sconfitta.

Per ulteriori info e contatti:
Sito Web: La via del meditante
Blog: Savitri Magazine

Covid, sempre più persone si affidano alla meditazione

Tutti i momenti difficili portano dei cambiamenti. Attraverso questo momento particolare, molte persone si stanno avvicinando alla meditazione, allo Yoga ed altre discipline. Una ricerca di Petit BamBou, la principale app freemium, non religiosa, di mindfulness in Europa, che aiuta le persone a coltivare una sana abitudine per il proprio benessere mentale, e YouGov, una delle principali società di ricerche di mercato al mondo, lascia ben sperare: un italiano su 5 pratica meditazione regolarmente. Dallo studio è emerso che il 18% degli intervistati pratica meditazione regolarmente, di cui il 56% ha iniziato a praticare durante il lockdown di inizio anno. Un altro 12% ha dichiarato di aver praticato in passato, portando ad un complessivo 30% la percentuale degli italiani che si sono avvicinati e praticano la meditazione mindfulness. Ben il 91% ha dichiarato di voler continuare a meditare a prescindere dalla crisi sanitaria in atto, in linea con la media europea.

Quali sono invece le ragioni che spingono gli italiani a praticare?
Più della metà degli intervistati ha risposto che la pratica li aiuta a rilassarsi (65%) e a ridurre lo stress (61%). La mindfulness viene utilizzata anche per il miglioramento della propria sfera psicologica, come gestire meglio le emozioni (50%), migliorare la concentrazione (50%), imparare a lasciare andare (42%); mentre il 38% ha dichiarato che le tecniche meditative rappresentano un supporto per aumentare la qualità del sonno e controllare il respiro, a cui seguono la capacità di rifocalizzarsi (35%), aprirsi agli altri (27%) e migliorare la propria creatività (25%). Se la quarantena ha provocato malessere negli adulti, è possibile affermare che anche i bambini ne hanno subito le conseguenze: un sondaggio effettuato dall’équipe dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova ha scoperto, infatti, che il 65% dei piccoli con meno di 6 anni e il 71% dei più grandi hanno avuto problematiche comportamentali di varia natura e sintomi di regressione infantile. Proprio in relazione ai vantaggi che la pratica della meditazione apporta a mente e corpo, il 71% si trova d’accordo a introdurre questa attività in ambito scolastico come routine quotidiana per gli studenti, determinazione che raggiunge il 92% tra coloro che praticano da molto tempo.

Meditazione è una parola che arriva dal latino meditatio, ovvero “riflessione”; si tratta di una pratica di concentrazione della mente su uno o più oggetti, immagini, pensieri, o anche su nulla, a scopo religioso, spirituale, filosofico. La meditazione è in sostanza un metodo per conoscersi a fondo e lavorare con sé stessi che si pratica entrando in uno stato di profonda pace interiore che si verifica quando la mente è calma e silenziosa; le maggiori religioni del mondo, molte psicologie moderne occidentali e culture orientali o altre discipline umanistiche usano forme di meditazione e riflessione sulla vita interiore.

La meditazione può essere usata come una semplice tecnica di rilassamento o come un mezzo profondo per la crescita della consapevolezza e della spiritualità quindi come una forma di cura di sé. Le differenze fra le tecniche meditative esistenti e gli scopi del meditare sono davvero molte. È una pratica volta quindi all’auto-realizzazione, che può avere uno scopo religioso, spirituale, filosofico, o in vista di un miglioramento delle condizioni psicofisiche.

Questa pratica, in forme differenti, è riconosciuta da molti secoli come parte integrante di tutte le principali tradizioni religiose. Nelle Upaniṣad, scritture sacre induiste compilate approssimativamente a partire dal IX – VIII secolo a.C., è presente il primo riferimento esplicito alla meditazione che sia giunto fino a noi, indicata con il termine sanscrito dhyāna . Nell’ambito della psicosintesi è definita uno stato della coscienza che può essere ottenuto mediante l’indirizzamento volontario della nostra attenzione verso un determinato oggetto (meditazione riflessiva) o mediante la completa assenza di pensieri (meditazione recettiva).

Nella meditazione riflessiva l’oggetto della meditazione può essere qualsiasi cosa. In genere nella pratica vengono utilizzate visualizzazioni di elementi che riguardano il mondo interiore o di semplici oggetti, per raggiungere un maggiore stato di concentrazione e di ponderazione. Questo è un tipo di meditazione usato spesso dalla cultura occidentale. La meditazione recettiva ha come scopo l’assenza di pensieri e permette alla mente di raggiungere un livello di “consapevolezza senza pensieri”, ovvero libero dall’attività psichica dell’essere umano, talvolta caotica e confusionaria. È un tipo di meditazione tipica di numerose filosofie e religioni orientali. Entrambe queste tipologie di meditazione richiedono fasi di concentrazione.

Marco Staffiero, il cui nome spirituale è Ardas Sadhana Singh, è insegnante certificato di Kundalini Yoga con diploma è riconosciuto a livello internazionale dal KRI (Kundalini Research Institute) e dall’IKYTA (International Kundalini Yoga Teacher Associations) e a livello nazionale dalla UISP – Area Discipline Orientali. Ha seguito il corso di formazione insegnanti con Guru Shabad De Santis, il primo insegnante di Kundalini Yoga in Italia, presso il centro Yogi Bhajan Akhara, a Roma. Inoltre, insegna Yoga ai bambini. E’ stato formato dall’insegnante Gurudass Kaur, cofondatrice del primo centro di Kundalini Yoga a Barcellona e fondatrice di un programma di Yoga per bambini chiamato “Chilplay Yoga, The Yoga of Fun”.Nel corso degli ultimi anni ha rivolto grande attenzione verso le discipline olistiche e le medicine alternative, la sana alimentazione e il benessere psico-fisico. Ha una laurea in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali e dal 2009 è iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio.Approfondisce come giornalista e studioso diverse tematiche, che riguardano anche i fenomeni dello stress e dell’ansia nel nostro tempo. Attualmente insegna Kundalini Yoga e collabora come giornalista con “Il Giornale dello Yoga” e “Yoga Magazine”. Con “L’osservatore d’Italia” e IlFormat info.; si occupa di elettrosmog e malattie ambientali. Inoltre, è responsabile della rubrica Benessere e Salute del quotidiano on line “Il Mamilio”.

Liberiamoci dalle paure con il Kundalini Yoga

Yogi Bhajan, Maestro di Kundalini Yoga e Gatka, antica arte marziale Indiana, tra il 1992 e il 1993 insegnò un ciclo di classi per liberarsi e superare 22 tipi di paure: la paura del passato, del presente, del futuro, di morire, dei propri sentimenti, di amare, di soffrire, di definirsi, di affrontare la propria mente, del cambiamento…

La paura è il contrario dell’amore. Mentre l’amore tende ad espanderci, la paura ci contrae. L’amore dona, la paura ci rende egoisti e poco propensi a “vedere” l’altro. L’amore è una benedizione, la paura una maledizione. L’amore rafforza il sistema immunitario, dà gioia, a noi stessi e a chi ci circonda, è Divino. La paura invece ci blocca negli schemi superati e disfunzionali, ci deprime, ci fa credere che non esista una via d’uscita e che nel tunnel moriremo. L’amore ci fa fluire nel cosmo, ci fa accettare ciò che ci succede, ci rende compassionevoli e ci dà il coraggio di vivere. La paura blocca il respiro, l’energia vitale non fluisce liberamente, i chakra – le ruote sacre e sottili – si bloccano. L’amore è un respiro profondo, beato, illumina la vita e le dà un senso. La paura è il demone del primo chakra. La paura di non avere il diritto di esistere e il necessario per sopravvivere. L’amore non ha confini, ci libera, è al di là dello spazio e del tempo, ci regala spazi sconfinati dove poter incontrare l’altro realmente.
In definitiva la paura ci fa ammalare, l’amore ci guarisce.

La paura è in agguato, come un animale feroce e crudele ci gira intorno, per poi afferrarci quanto meno ce lo aspettiamo, quando siamo più vulnerabili. La paura ci rende insicuri, nevrotici. La paura è un ostacolo per la nostra crescita ed è un prodotto della mente. L’amore è un prodotto del cuore e quando la mente si assoggetta al cuore siamo vincenti.

Yogi Bhajan dice: “la paura è uno stato in cui la mente vive le scene di una realtà virtuale immaginaria. È la preoccupazione di qualcosa che può succedere, ma che non è sicuro che avverrà”.

Perciò le paure vanno affrontate, altrimenti guideranno la nostra vita, avvelenandoci e trasformandoci in schiavi. Moriremo in vita.

Yogi Bhajan affronta il tema delle paure trasformando il campo magnetico, liberando il subconscio, pulendo la mente, attivando la mente neutra e rafforzando il sé. Facciamo così esperienza del nostro potere curativo.

Se il subconscio è troppo carico, rischiamo di fare delle scelte sbagliate e di procurarci tanto dolore.

Yogi Bhajan dice che se non diventiamo totalmente e assolutamente indipendenti, per nostra scelta, non possiamo scegliere nella vita, perché non conosciamo la nostra vera natura, gli elementi, i chakra, le loro combinazioni, non abbiamo coscienza, intuizione.

In questo periodo, in cui la paura la fa da padrona, dobbiamo mantenere la mente neutra, praticare, meditare, rafforzare i nostri sistemi, circondarci di bellezza, alzare la vibrazione, amare, connetterci al nostro sé più profondo e ricordarci di essere Divini.

Rosa Arena (Adarsh Kaur).
Il mio nome spirituale è Adarsh Kaur, Sono un’insegnante di Kundalini Yoga per adulti, bambini e donne in gravidanza, formatrice, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale, terapeuta familiare.

Queste due discipline per me hanno in comune l’amore e il rispetto profondo per le persone, la cura, la dedizione all’altro e la possibilità di lenire il dolore, di espandere la consapevolezza e mitigare le sofferenze dell’altro, in una relazione di aiuto trasformatrice e un’esperienza correttiva.

Fin dalla più tenera età il mio interesse era ed è tuttora rivolto al ben-essere della persona in tutte le sue sfaccettature, all’armonia delle componenti dell’individuo, corpo, mente ed anima e al raggiungimento di una maggiore consapevolezza di sé, dell’altro e di ciò che ci circonda.

A 23 anni, per tre anni ho praticato Hatha Yoga. A 26 anni ho conosciuto il Kundalini Yoga. Ho praticato per anni con vari insegnanti e scuole di Napoli. Ho conosciuto il Maestro Yogi Bhajan durante un seminario di tre giorni a Roma, alla fine degli anni 80, dove, oltre al Kundalini Yoga, si parlava anche di counseling. In quegli anni frequentavo di tanto in tanto il centro di Roma “Il Mandala”. Ho partecipato per quattro anni di seguito allo yoga festival di Kundalini in Francia, sette giorni, durante i quali oltre alla pratica e ai vari seminari tenuti da insegnanti di tutto il mondo, ho praticato anche il Tantra Yoga Bianco e il Gatka con il maestro Guru Shabad S.Khalsa De Santis.

Ho integrato i miei studi di psicologia con esperienze e tecniche di psicoterapia sistemico-relazionale, di psicoterapia della gestalt, di bioenergetica, di danze popolari del sud Italia e del mediterraneo orientale, di Hatha yoga, di Kundalini Yoga, di Gatka e dell’umanologia secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan, Maestro di Kundalini Yoga e Gatka, antica arte marziale indiana.

Ho partecipato a numerosi seminari teorico-esperenziali di danze del mediterraneo orientale, di Gatka, di numerologia tantrica, di psicoterapia, di yoga, soprattutto Kundalini Yoga, sulla comunicazione, sulle strategie relazionali, sugli stili e cicli di vita, sulle tecniche di respirazione, sulla gestione dello stress, sulla mente e tecniche di meditazione, sui disturbi del comportamento infantile, sulle nevrosi e psicosi dell’adulto e del bambino, sui disturbi alimentari e sulle dipendenze.

Nella mia pratica professionale (di circa venticinque anni), di psicoterapia individuale, di coppia, familiare, con adolescenti, bambini e gruppi, utilizzo spesso con i miei pazienti in terapia, tecniche ed insegnamenti del Kundalini Yoga, così come insegnato da Yogi Bhajan. Pratico Yoga Kundalini da circa trent’anni e lo insegno da circa venticinque anni.

Mi occupo anche di Yoga e psicoterapia per le donne (spazio terapeutico al femminile) e pratico il massaggio sonoro vibrazionale con il gong per armonizzare e rilassare corpo e mente.

Dialogare con gli alberi è possibile

La cosa più importante per la nostra terra è salvaguardare gli alberi, e non continuare a disintegrare il pianeta attraverso una deforestazione spregiudicata ed ingorda, e soprattutto, ricordare che anche loro hanno un’anima. Si parla di anima verde e dell’immensa e smisurata energia positiva che emanano. Un’energia in grado di penetrare ogni poro della nostra pelle, ogni minuscola cellula della nostra esistenza; ad esempio, conglobare l’aura che sprigionano gli alberi è uno dei tentativi più prodigiosi che l’uomo possa compiere. Il contatto, può avvenire in un bosco, in montagna oppure, nella propria campagna, dove ci sono diversi tipi di alberi. Proprio per questo, toccare con le proprie mani il tronco di un albero (meglio se vetusto), porta al proprio corpo un enorme beneficio; si crea quasi una sorta di rilascio delle endorfine, prodotte dal cervello nel lobo anteriore dell’ipofisi, classificabili come neurotrasmettitori. Possiamo anche toccarli con la fronte, con la schiena e lasciarci andare, ascoltando i molteplici suoni che la natura è in grado di produrre.

Una sorta di vigoria positiva che è emessa dall’albero stesso nel momento in cui lo esploriamo con i nostri occhi, attraverso una fase iniziale di corteggiamento; o possiamo, attraverso il palmo delle mani sentirne il battito cardiaco; sentirne il respiro, la formula esatta del suo processo di “fotosintesi clorofilliana”. Ad esempio, curiosando per scarpate e dirupi possiamo notare degli alberi di mandorlo secolari incastonati nella fessura della roccia; questo, dimostra che ogni albero possiede il suo DNA, la propria spiritualità e il proprio istinto di sopravvivenza. In sostanza, l’albero (dal latino arbor), è ‘frutto’ del passato; questa pianta legnosa perenne, infatti, attecchisce le proprie radici nel suolo, che è là, in quel “luogo” da moltissimi anni. Tutto questo, produce uno scambio destinato a mescolarsi attraverso la concezione filosofica del tempo: una dimensione, un flusso dove quantità e qualità si scambiano energie affidabili e strepitose. Poi, quando l’albero inizia a ramificare a qualche metro dal suolo, avverranno i primi, veri e profondi contatti con l’aria, con il cielo, l’acqua e la luce, attraverso un processo che attinge dalla più profonda naturalezza della vita, il proprio sviluppo interiore.

Per esperienza personale, posso testimoniare che ogni albero è in grado di sintonizzarsi con la nostra anima: lo scambio delle frequenze, avvengono nel momento in cui noi riusciamo a distaccarci dal presente, per entrare successivamente in una fase di totale rilasciamento: una sorta di limbo catarchico con la Natura. Tutto ha inizio, nel momento in cui il nostro “io” interiore, riesce con estrema naturalezza a comprendere l’albero come ad una forma vera e propria di vita cosmica: gli alberi hanno da sempre ammaliato l’uomo per la loro pluricentenaria longevità che nel tempo connette eterogenee e successive generazioni umane, per la forza espressa dai loro tronchi energici e possenti, e per la solenne dimensione delle loro chiome tanto che, soprattutto nelle antiche civiltà, esso ha loro conferito connotazioni di sacralità e in loro ha immaginato la dimora di esseri viventi. L’incarnazione dell’Albero Cosmico è assai presente anche nel nostro momento storico. Carl Gustav Jung scoprì che l’immagine dell’albero affiorava con costanza a una quantità cospicua di suoi pazienti, nei momenti di malassere, come immagine d’appoggio del processo di integrazione e crescrita.

Dialogare con gli alberi è possibile, soprattutto attraverso la nostra sensibilità: percepirne le emozioni, i piaceri, i dolori. Gli organi di senso, ci permettono di interagire con il mondo circostante e di conseguenza, poter immagazzinare i vari stati d’animo che aleggiano intorno alla nostra anima in un determinato momento; un albero, parla attraverso il colore della sua chioma, tramite l’odore del suo fusto e il sapore dei suoi frutti. Ogni albero, possiede il proprio percorso, la propria storia, le proprie necessità ed abitudini. Rispettiamo gli alberi. Ascoltiamoli. Dialoghiamo con loro.

NdR: normalmente su Yoga Pills non pubblichiamo articoli che non siano strettamente legati a Yoga, Meditazione o Salute. Il tema degli alberi però mi sta particolarmente a cuore (sono un grande amante degli alberi) e quindi ho deciso di ripubblicare questo articolo di Fabio Strinati, con il benestare dell’autore.

Fabio Strinati. Nato a San Severino Marche nel 1983, vive ad Esanatoglia, un paese dell’entroterra marchigiano della provincia di Macerata. Ha esordito con la raccolta poetica “Pensieri nello scrigno”. “Nelle spighe di grano è il ritmo” (2014), pubblicata presso le Edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi. Alcune poesie della raccolta, sono state tradotte in lingua croata dalla poetessa e saggista Ljerka Car Matutinovic nella rivista croata Kolo.

Sue poesie, inoltre, sono state tradotte in lingua catalana dal poeta Carles Duarte i Montserrat e in lingua romena da Daniel Dragomirescu, sfociate poi, in un libro uscito per Bibliotheca Universalis dal titolo “Periodo di transizione” (2017). Presente in diverse riviste ed antologie letterarie, ha scritto numerose poesie incentrate sulle minoranze etniche per la versione on-line di Etnie, rivista dedicata ai popoli minoritari.

Dal 2010, Strinati inizia ad avvicinarsi allo Yoga, leggendo numerosi libri ed iniziando a praticare nella sua campagna diverse pratiche ascetiche e meditative. Nel 2014, inizia a comporre musica per lo Yoga, attraverso lo studio del Nada Yoga (Yoga del suono): uno studio profondo del suono primordiale, il suono nella sua essenza.

Yoga e Resilienza

Piegarsi senza spezzarsi: questa potrebbe essere la giusta definizione di resilienza…
Essa rappresenta il modo di affrontare le difficoltà, vivere momenti difficili senza lasciarsi sopraffare… senza cadere nella depressione né nella disperazione.
Resilienza e speranza vanno a braccetto.
In psicologia la resilienza è la capacità dell’essere umano di sopportare le avversità, di non arrendersi di fronte alle “intemperie”, ma piuttosto di combatterle fino al loro superamento totale. E’ la facoltà di non demordere.
Anche la pazienza accompagna la resilienza e sicuramente in parte l’accettazione.

La resilienza prevede un cambio di punto di vista, come nello Yoga le asana che prevedono inversioni, perché a volte per superare le avversità bisogna imparare a vedere le cose in maniera diversa abbandonando i soliti schemi di pensiero. Le difficoltà spesso portano all’impossibilità di vivere la vita come si era sempre fatto, bisogna rompere le abitudini in essere per sostituirle con nuove e magari migliori sotto vari punto di vista (oggi più che mai siamo chiamati a cambiare le nostre abitudini, in questi tempi di covid19).

Il concetto di resilienza può essere avvicinato all’immagine della canna di bambù.

In Cina (sperando non sia un tabù nominarla) gli agricoltori coltivano questa pianta dalla crescita decisamente insolita. E’ una pena per loro seguire il suo progresso perché più che lento, sembra praticamente nullo. Il primo anno di vita l’arbusto cresce pochissimo. Il secondo anno va pure peggio. L’albero non cresce e neanche il terzo ed il quarto anno. Ma se uno decide di non lasciarsi abbattere e di continuare a sperare portando pazienza allora viene a scoprire che il quinto anno finalmente le canne crescono superando 10 metri di altezza in circa 6 settimane.

Durante quegli anni in cui la pianta sembra ferma, sviluppa solide radici nel sottosuolo che le permetteranno successivamente di crescere in altezza senza il rischio di crollare. Anche nello Yoga il lavoro sulle radici è fondamentale… ci permettono di radicarci, di affermare noi stessi, capire il nostro potenziale andando a lavorare a livello energetico sui primi tre chakra, quelli più connessi alla terra. Da lì il viaggio è verso l’alto, il cielo, i sentimenti più puri, la conoscenza e l’introspezione. Ma tutto parte dalla terra, dai piedi, dalle nostre radici .. senza radici forte non possiamo spiccare il volo.

Ma il bambù viene associato alla resilienza anche per la sua estrema flessibilità che gli permette di piegarsi, ma soprattutto di resistere e non spezzarsi.

E come non pensare allo Yoga quando si parla di flessibilità. Abbiamo spesso davanti a noi le immagini di corpi flessuosi in grado di assumere posizioni che vanno quasi oltre l’umano. Ma siamo sicuri che quello sia effettivamente Yoga? Una mia insegnante di Yoga (a cui devo il fatto di avere reso lo Yoga centrale nella mia vita) mi diceva che spesso in corpi estremamente flessibili possono nascondersi menti molto rigide. A volte viviamo la pratica dello Yoga come una ricerca del perfezionismo dell’esecuzione irrigidendoci dentro schemi mentali molto definiti e poco travalicabili. Lo Yoga è invece flessibilità nel senso di capacità di accettare i nostri limiti, provare a superarli, ma sempre nell’estremo rispetto di noi stessi. Capita spesso che un asana non “venga” e magari ci obblighiamo in tutti i modi ad assumerla anche se ci arrechiamo dolore solo per essere “perfetti” per dimostrare a noi e agli altri chi siamo. E’ proprio in questi momenti che dobbiamo imparare a lasciare andare, fermarci all’asana preparatoria, essere umili, accettare ed amare quel corpo che in quel momento non riesce in quello che la mente vorrebbe. E’ proprio in quel momento che siamo davvero flessibili e che stiamo praticando davvero yoga.

Quello che ci deve accompagnare nella nostra pratica è proprio una sana e realistica capacità di intendere e volere basata su un costante e paziente lavoro su se stessi alla ricerca non del perfezionismo o della perfezione, ma di una serena accettazione rivolta al miglioramento continuo.

La resilienza è proprio questa accettazione rivolta al miglioramento. E’ un profondo lavoro su se stessi.

Lascio ora spazio alle parole di un lama buddista, Lama Gangchen, che mi paiono ben sintetizzare la resilienza: “Non cercare di cambiare la tua vita, cambia il tuo atteggiamento verso la vita. Nella tua mente c’è abbastanza spazio per trovare nuove soluzioni. La felicità è dentro di noi. Se guardiamo nella direzione sbagliata non possiamo vederla”.

Questo Articolo è tratto dal blog Savitri Magazine di Massimo Mannarelli e Sibilla Vecchiarino, che si ringraziano per il prezioso contributo.

Sibilla Vecchiarino. Praticante di Yoga da circa 20 anni e insegnante (certificata CONI) dal 2014. Ha studiato e conseguito il proprio diploma di insegnante presso Sathya Yoga di Monza, scuola di Amrita Ceravolo. Ha altresì diploma di insegnante dei 7 Riti Tibetani conseguito con la Maestra Silvia Salvarani.

Ha tenuto corsi in vari centri del milanese e oggi insegna a Milano presso La Voce del Corpo. Tiene seminari con il marito Massimo Mannarelli con cui ha approfondito e studiato il collegamento tra Yoga e preghiera islamica e Sufismo.

Collabora fin dalla sua nascita con la testata dedicata allo Yoga “Yoga Magazine“. Insieme al marito scrive sul blog Savitri Magazine, diario del percorso di conoscenza e del cammino spirituale dei suoi fondatori. Ha viaggiato in Iran e India dove ha conosciuto luoghi sacri di diverse tradizioni e ne ha approfondito lo studio.