Yoga e Sport

Mi sono avvicinata allo yoga per compensare gli sport che maggiormente praticavo, che erano la corsa a piedi, il ciclismo e il nuoto che all’epoca insegnavo anche. All’inizio non ero costante, anzi, quasi mi annoiavo, ma ogni volta, le sensazioni che provavo mi spingevano a tornare sul tappetino. Credo che queste parole possano risuonare famigliari a molti.

Per qualche anno ho continuato a praticare sporadicamente, poi gradualmente, lo yoga è entrato nella mia quotidianità facendomi sentire sempre più “a casa”.

Lo yoga ha migliorato la mia vita e il mio approccio all’attività sportiva, rendendomi più libera di muovermi, più focalizzata, insegnandomi a gestire meglio il mio respiro, di conseguenza le mie emotività e la mia energia.

In che modo lo yoga può aiutare a migliorare o a sostenere le nostre prestazioni sportive?

Flessibilità, forza, postura, controllo del respiro.

Queste sono le prime tre cose che mi vengono in mente, senza nemmeno pensarci più di tanto basandomi proprio sulla mia esperienza personale.

A lato invece il commento di una mia allieva runner.

 

 

Partiamo da un dato di fatto che molti sport sono sbilanciati e asimmetrici. Questo significa che tendono ad un utilizzo eccessivo di determinate parti del corpo e a un sottoutilizzo di altre, con la conseguenza di intorpidire i muscoli non allenati, lasciando a quelli allenati un doppio carico di lavoro.

Esempio: quadricipiti troppo oberati di lavoro e troppo sviluppati provocano un accorciamento dei muscoli posteriori della coscia, che diventano più vulnerabili ad eventi traumatici. Anche le ginocchia soffrono dovendo assumersi il carico di un quadricipite iper sviluppato e muscoli femorali troppo deboli. Nelle mie lezioni di yoga per bikers e per runners, infatti, tratto argomenti come la sindrome del piriforme o la sindrome della bandelletta ileo tibiale per esempio, che sono proprio due infortuni tipici che possono venire a chi trascura certi accorgimenti nella corsa o nel ciclismo (non solo).

Tra i dolori più comuni correlati a questo tipo di atteggiamento, compaiono le rigidità della schiena, lo stiramento dei muscoli posteriori della coscia, spalle bloccate, ginocchia doloranti e in generale spossatezza.

Yoga vs stretching: spesso, da chi non conosce, viene confuso lo stretching con lo yoga. Ovviamente, chi pratica sa benissimo che sono due cose completamente diverse tra loro, ma vediamo in dettaglio alcune delle differenze.

  • A differenza di quello che accade nello stretching, nello yoga gli asana non sono il fine, ma il mezzo. Il fine è la sincronia di mente e corpo che si attua attraverso il respiro coordinato e un senso di bilanciamento. Lo stretching invece è mentalmente passivo; richiede uno sforzo fisico, ma non mentale
  • Lavorando in modo olistico, gli esercizi yoga aiutano a migliorare la prestazione di compiti funzionali diminuendo però lo sforzo e lo stress richiesti per la loro esecuzione.
  • Chi è padrone del proprio corpo controlla la mente, chi non controlla la mente non è padrone del proprio corpo (Buddha)
  • Per essere padroni del nostro corpo e della nostra mente dobbiamo imparare ad usare il respiro
  • Il respiro è un atto involontario, ma nel momento in cui ci portiamo l’attenzione e l’intenzione diventa un atto volontario. Spesso usiamo solo una minima parte della nostra capacità respiratoria e della nostra capacità toracica
  • Colui che è capace di contenere il respiro, è capace di contenere la mente
  • Calmando il respiro si calma la mente e viceversa
  • Lo yoga porta ad avere uno sguardo introspettivo – pratyhara– imparando a conoscere e ad avere una sensibilità maggiore nei confronti di se stessi, rispettando i nostri limiti o portandoci oltre, con rispetto e consapevolezza.

Come lo yoga può sostenere la forza.

Con la pratica degli asana andiamo a risvegliare muscoli che normalmente tendono ad atrofizzarsi perché poco utilizzati, specialmente quelli del torace, dell’addome e del dorso.

Lo yoga aiuta a sostenere le parti sovraccaricate e a sviluppare la forza in quelle sottoutilizzate, ma soprattutto, insegna la consapevolezza del proprio corpo, in modo da poter evitare gli infortuni dovuti all’over training.

Mantenere elasticità, flessibilità è la miglior prevenzione per gli infortuni da sovraccarico.

Il corpo di un atleta è spinto a voler essere sempre in competizione. Invece:

  • La pratica dello yoga ci fornisce degli strumenti per rinforzarci mentalmente e fisicamente
  • L’obbiettivo dello yoga, non è il raggiungimento di un qualcosa, ma è la pratica di per sé l’obbiettivo.
  • Per questo la pratica ci insegna il non attaccamento: non attaccarci ai risultati.
  • La pratica è uno strumento per studiare noi stessi e sentirci meglio. Con costanza e tempo, i risultati comunque arrivano anche senza affannarci nel rincorrerli.

Per questi motivi inserire una pratica costante e regolare negli allenamenti non può che migliorarne le prestazioni e creare le condizioni per continuare a praticare sport più a lungo.

Il controllo del respiro (Pranayama) ci aiuta inoltre a gestire meglio l’ansia da prestazione:

  • Inalate l’eccitazione, esalate la precisione
  • Inalate la prontezza, esalate la chiarezza
  • Inalate la lucidità mentale, esalate la concentrazione

Di seguito un esempio di alcune asana che potrebbero essere propedeutiche per runners e bikers:

Ustrasana, la posizione del cammello. Allunga e distende tutta la muscolatura frontale del corpo, agisce sugli organi addominali, stimolando le funzioni digestive, migliora la postura, rinforza spalle e braccia. Crea più spazio per il respiro e a livello emotivo attenua l’ansia.

Garudasana è una posizione di forza e controllo. Migliora il nostro equilibrio, la concentrazione, rinforza le caviglie, allunga il tensore della fascia lata e la muscolatura glutea, crea mobilità sulle nostre anche ed estende tutta la muscolatura infrasca polare

Skandasana: equilibrio, stabilità, rinforza caviglie, mobilità sul bacino ed estensione degli ischio crurali e dei muscoli aduttori della gamba stesa.

Chaturanga dandasana: rinforza core, braccia, spalle e polsi

Vrksasana, posizione dell’albero: rinforza gambe, caviglie, mobilità del bacino, migliora, l’equilibrio, il focus e la concentrazione

Supta virasana estende la muscolatura frontale del corpo migliorandone la postura

Samanta Carpeggiani. Pratico yoga dal 2006, ma solo nel 2017 ho deciso di fare una formazione per diventare insegnante di yoga. Da allora non mi sono più fermata, e nel 2019 ho lasciato il mio vecchio lavoro nel sociale, per dedicarmi completamente alla pratica e allo studio dello yoga. Con l’arrivo della pandemia non mi sono mai fermata: ho cambiato il mio modo di lavorare e di continuare a formarmi trasferendo gran parte del mio lavoro online.Da studente ho sfruttato l’opportunità di continuare a studiare e a formarmi con maestri ed insegnanti che forse non sarei mai riuscita a raggiungere per questioni di distanza tempo e soldi, e da insegnante ho voluto dare anch’io quest’opportunità a chiunque volesse coglierla!

Sono sempre stata una sportiva, per anni ho insegnato nuoto, uso la bici come mezzo per esplorare, mi piace definirmi una viaggiatrice a pedali e in van con me non mancano mai un paio di scarpe comode e il tappetino. Amo il movimento in tutte le sue forme, mi piace andare oltre ai confini del tappetino e farlo con un approccio yogico di ascolto e conoscenza.

Mi piace studiare l’anatomia e la biomeccanica in relazione al movimento (volevo fare la fisioterapista e ho lavorato 15 anni nel sociosanitario) e dare una interpretazione moderna e occidentalizzata a questa splendida disciplina, attingendo dalle sue antiche radici, continuando a studiarne la storia e la filosofia.
Il mio obbiettivo è guidarti in una pratica sicura, cercando di darti più autonomia e consapevolezza possibile, nei movimenti e nel respiro.

La salute in casa dello Yogi, uno sguardo al Feng Shui

Uno yogi è sempre attento alla salute e all’igiene anche dell’ambiente domestico.

Si attiene spesso ai consigli del Feng shui per creare un ambiente favorevole al buon sonno. Ma molti tralasciano l’importanza dello specchio.

CONOSCIAMO IL POTERE DEGLI SPECCHI?

Per arredare casa mia, mi sono basata (nei limiti del possibile) sugli insegnamenti di questa millenaria disciplina cinese. Il Feng Shui è l’arte cinese della disposizione degli spazi e fa sì che in un ambiente, si crei con l’arredo un giusto equilibrio tra le forze attive, definite yang (maschili solari), e quelle passive, definite yin (lunari femminili).

Di solito in un ambiente capita di percepire un eccesso dell’una o dell’altra, cosa che viene avvertita già in base alla stessa forma dello spazio e spesso lo si percepisce appena si entra in una abitazione per la prima volta!

L’energia deve scorrere liberamente, ma anche poter permeare negli spazi.

Lo stesso meccanismo vale quindi per lo specchio, elemento d’arredo ampiamente usato a “sproposito”.

La superficie di uno specchio è in grado di riflettere la luce e quindi l’energia. Per questo il Feng Shui ritiene lo specchio in grado di potenziare il Ki – l’energia vitale (la Kundalini), ma può anche deviarne o addirittura ostacolarne il flusso!

Si può credere o meno ai principi delle filosofie orientali, ma resta innegabile che lo specchio, anche nella tradizione occidentale, venga utilizzato per modificare la percezione dello spazio: allargando un ambiente con delle ampie superfici riflettenti.

Pensate che nel mio paese, era tradizione coprire con un velo nero gli specchi nella casa dove ci fosse un defunto.

I cinesi ritengono, ad esempio, che se un corridoio è troppo lungo e stretto il Ki fluisca troppo velocemente senza avere l’opportunità di attraversare le stanze che vi si affacciano (pensate al senso di angoscia e disagio provocato dal corridoio lungo).

Quindi uno specchio può rallentare questa energia, permettendole di penetrare dappertutto. In questo caso lo specchio aiuta a trattenere l’energia.

  • L’uso di specchi nei corridoi è proprio per rendere l’ambiente meno oppressivo e più arioso.
  • Disposto in un ingresso, serve ad allontanare l’entrata di presenze negative o, simbolicamente, di intrusi. L’immagine riflessa blocca l’accesso e ferma il potenziale ladro.

Posizionato sulla parte esterna della porta di un bagno serve ad evitare l’entrata di energie che si disperderebbero velocemente attraverso lo scarico dell’acqua, anche se esteticamente non è propriamente la soluzione migliore 😃.

Anche la bocca di un camino o l’entrata di una scala sono punti che favoriscono la fuoriuscita di energia. Quindi il posizionamento di uno specchio serve ad intrappolarla e a permettere che fluisca liberamente verso i vari locali.
Perfetti i camini con chiusura a vetro.

La camera da letto è, invece, uno di quei luoghi lo specchio non dovrebbe essere mai e poi mai presente, se non disposto con una certa attenzione, per non disturbare il riposo!

L’immagine riflessa nella penombra notturna arreca danni al riposo senza che noi ce ne accorgiamo, il sonno viene ampiamente disturbato, per non considerare che alzarsi in piena notte e vedere con la coda dell’occhio una immagine in movimento accanto al proprio letto è quanto di più deleterio.

È necessario in ogni caso coprirlo durante la notte, il che è già abbastanza inquietante.
Non facciamo prima a togliere lo specchio dalla camera?

Se è proprio necessario tenerlo in camera, almeno non accanto al proprio letto, né alla fine del letto. Insomma, NON devi vederlo.

Per il Feng Shui, complessivamente, l’uso dello specchio deve essere moderato e non eccessivo, in modo da evitare disordine energetico e quindi percettivo, infatti se gli specchi sono troppi possono disturbare l’atmosfera.

Quindi pochissimi specchi in casa e solo laddove servono davvero (corridoio, angoli bui, stanze a L, fuori dal bagno) e devono riflettere l’immagine intera.

Infine, mai e poi mai posizionare due specchi uno di fronte all’altro, c’è chi dice che in mezzo si veda l’infinito: io credo che non ci sia niente di più disturbante per una persona che passare in mezzo a due specchi. E’ totalmente destabilizzante e l’immagine riflessa non è sempre gradevole.

Ricordiamoci che le evocazioni e i rituali di magia nera vengono spesso fatti con l’ausilio di specchi.
Namastè

Carolina Paoletti (Amar Devi Kaur).

Insegnante Kundalini Yoga con diploma KRI presso la scuola Akhara di Guru Shabad de Santis (guardia del corpo del maestro Yogi Bhajan), 3HO, Certificazione Ikyta International, Csen Yoga Alliance.

Inoltre è Brain Longevity Specialist® e creatrice e unica titolare del marchio Kundalini Flow Method ®, Gong therapist. Tramanda la millenaria conoscenza sacra del Kundalini Yoga unendo i suoi studi di Teosofia, Psicosomatica e Psicologia, Neurotraining, Mantra Yoga Gong e Numerologia promuovendo un approccio concreto ed efficace di Yoga.

Lo studio degli elementi, della numerologia, dei corpi sottili, dei poteri psichici, la meditazione trascendentale e della mente sono atti a portarci ad un alto stato di consapevolezza, espansione e prosperità. E raggiungere l’esperienza dell’infinito.

E’ stata ospite al Festival dell’Oriente con Masterclass di Kundalini Yoga e Meditazione.

Lo Yoga e i luoghi comuni

“LO YOGA É NOIOSO”

L’errore più banale è di pensare la pratica poco dinamica. Il dinamismo nello Yoga è continuo sia nel cambiamento degli asana, sia nell’alternanza delle pratiche: ogni classe di yoga è diversa dall’altra, non si ripete mai la stessa lezione ed è sempre una sorpresa.

“NON HO TEMPO”

Le cose cui dedichi tempo parlano di te, se non trovi tempo per te stesso non sperare in alcun risultato.

“NELLO YOGA NON SI FA FATICA”

Lo Yoga fa sudare e allena, tonifica i muscoli, lavora sul rafforzamento, l’equilibrio corporeo e non da meno, lo stiramento e la resistenza dei nervi. Nello yoga si suda a volte e mantenere determinate posture fa bruciare calorie e scolpisce i muscoli con il vantaggio di allungarli e levigare la pelle: si tendono ad utilizzare, negli asana, muscoli del corpo che spesso dimentichi di avere.

“NON SONO ABBASTANZA FLESSIBILE PER FARE YOGA”

Lo Yoga è prima di tutto uno stile di vita, una filosofia e come tale va acquisita gradualmente nel tempo insieme alla flessibilità corporea. All’inizio è sudore, dolore e fatica ma la flessibilità nei movimenti arriva in modo graduale come effetto collaterale: si entra in una nuova dimensione di calma e concentrazione e il dolore svanisce.

“NON RIESCO A RILASSARMI”

Il realtà il rilassamento interiore che permette di focalizzarsi su se stessi perdendo il contatto con l’ambiente circostante va appreso, attraverso tecniche di respirazione e di concentrazione, che si acquisiscono appunto attraverso lo yoga e la meditazione.
Il grado di attenzione arriva al limite dell’azzeramento, un’ora per te stess* è un privilegio, in una società frenetica nella quale ritagliarsi solo pochi momenti di totale rilassamento diventa eroico e indispensabile.

“LA MEDITAZIONE NON FA PER ME”

Col Kundalini Yoga impari la tecnica, che cambia ad ogni lezione, portandoti ad uno stato meditativo ove le onde Theta fluiscono senza alcuna resistenza, la meditazione e gli esercizi di yoga migliorano il controllo che hai su pensieri ed emozioni. E’ uno stato mentale rivolto all’interno del sè che migliora l’esterno e il modo di affrontare i problemi.
Raggiungere la piena concentrazione non è difficile, in più mantra e canti riconnettono rapidamente al proprio sè.

“LO YOGA NON FA DIMAGRIRE”

Pensi che solo il fitness modelli il corpo? Le contrazioni muscolari dello yoga funzionano come “centrifuga” sul corpo per eliminare i liquidi in eccesso mentre la respirazione aiuta a eliminare le tossine che derivano proprio dall’accumulo dei grassi nell’organismo. Tutto questo migliora la circolazione e aiuta a smaltire i famosi cuscinetti di grasso, stimolando sistema ghiandolare e linfatico.

“LO YOGA È UNA RELIGIONE, UNA SETTA”

Lo yoga è una filosofia di vita, basata su studi antichissimi risalenti al 3.000 A.C, nessuno ti chiede ti pregare un dio diverso dal tuo. Non è un credo.
Se ci sono sette che praticano yoga, questo non vuol dire che lo yoga sia una setta. Sappiate discernere. E se non vi trovate a vostro agio potete sempre cambiare maestro.

“NON RIESCO A STARE FERMO UN’ORA”

Infatti non starai fermo e la pratica dello yoga sarà così dinamica ed energica che non vedrai l’ora di riposarti in Shavasana.

“I MANTRA SONO PERICOLOSI”

I mantra sono potentissimi strumenti per modificare il tuo stato di coscienza ed elevare il tuo spirito, sanare le ferite emotive, richiamare energie per te. Affidati all’insegnante, e non aver paura di scoprire la potenza e l’efficacia del suono.

“IL (KUNDALINI) YOGA È SATANICO”

Certo, infatti io odoro di zolfo e ho le corna… ognuno faccia uso della nostra “tecnologia” come meglio crede, voi affidatevi ad un insegnante certificato ed elevate la vostra coscienza. Vivere in uno stato di pace e beatitudine, avere prosperità e successo ed energia vitale, è diabolico?

… Buona pratica a tutti!

Carolina Paoletti (Amar Devi Kaur).

Insegnante Kundalini Yoga con diploma KRI presso la scuola Akhara di Guru Shabad de Santis (guardia del corpo del maestro Yogi Bhajan), 3HO, Certificazione Ikyta International, Csen Yoga Alliance.

Inoltre è Brain Longevity Specialist® e creatrice e unica titolare del marchio Kundalini Flow Method ®, Gong therapist. Tramanda la millenaria conoscenza sacra del Kundalini Yoga unendo i suoi studi di Teosofia, Psicosomatica e Psicologia, Neurotraining, Mantra Yoga  Gong e Numerologia promuovendo un approccio concreto ed efficace di Yoga.

Lo studio degli elementi, della numerologia, dei corpi sottili, dei poteri psichici, la meditazione trascendentale e della mente sono atti a portarci ad un alto stato di consapevolezza, espansione e prosperità. E raggiungere l’esperienza dell’infinito.

E’ stata ospite al Festival dell’Oriente con Masterclass di Kundalini Yoga e Meditazione.

Vinyasa “il Flow della Shakti”

Una sequenza originale di Vinyasa Flow creata da Janine Claudia Nizza e dedicata al maestro Arturo Benedetti Michelangeli. Disegni di Janine Claudia Nizza.

Riscaldamento: Chandra Namaskara A

Vajrasana

Inspirare: sollevare le braccia parallele verso il cielo. Espirare: Balasana B. Inspirare: Marjarasana. Espirare: Adho Mukha Svanasana. Inspirare: Marjarasana. Espirare: Balasana B. Inspirare: mani sui fianchi mento verso il petto, Ardha Ustrasana. Espirare: testa indietro, Ustrasana A. Inspirare: Ardha Ustrasana. Espirare: Vajrasana

Ripetere 2 cicli

Lo scivolo di Kundalini
Chakra: Muladhara

Supta Vinyasa

Inspirare / Espirare (jump through): Dandasana

Inspirare: busto giù / gambe su: Viparita Karani. Espirare: afferrare le caviglie e portare le gambe stese verso il petto, un respiro completo ritornare con le braccia a terra e con le gambe in Viparita Karani.

5 ripetizioni dinamiche

Inspirare: Viparita Karani con i piedi a martello, 5 respiri. Espirare / Inspirare: Danurasana. Espirare: giù il bacino

5 ripetizioni dinamiche

Inspirare: Dhanurasana, 5 respiri. Inspirare: sollevare le braccia e i talloni. Espirare: scendere a terra col bacino i talloni e le braccia. Inspirare: incrociare le caviglie, mani sotto le ginocchia, mento verso il petto, sedersi a gambe incrociate in Svastikasana. Espirare: ruotare i polsi verso l’esterno e verso l’interno, movimento a spirale: Nadi’s Stretch

Inspirare: mani e ginocchia a terra in Marjarasana

Dondolare la Shakti
Chakra:
Svadhistana

Inspirare: Marjarasana (tail bones up). Espirare: Marjarasana (tail bones down)

5 ripetizioni dinamiche

Inspirare: Marjarasana (tail bones up). Espirare: Adho Mukha Svanasana (tail bones down)

5 transizioni dinamiche

Nadi’s Mudra: ruotare entrambe i polsi permettendo alle dita e ai gomiti di espandersi in tutte le direzioni,dall’interno verso l’esterno. Ripetere a piacere 3/5 rotazioni complete

Agni Vinyasa
Chakra:
Manipura

Inspirare / Espirare: Vajrasana. Inspirare: mani sul plesso solare, tenere  il busto eretto e inclinarlo in avanti. Espirare: il busto eretto e tornare al centro; ripetere internamente il mantra: Om Mani Padme Om

5 ripetizioni dinamiche

Inspirare: mani e ginocchia a terra. Espirare: (Jump Back) Chaturanga Dandasana. Inspirare: Bhujangasana. Espirare: Adho Mukha Svanasana. Inspirare: gamba destra avanti, Virabhadrasana  A, 5 respiri. Inspirare: transizione dinamica salire sulle punte dei piedi. Espirare: Parsvottanasana con le mani a preghiera sul plesso solare. Inspirare: flettere il ginocchio avanti con le braccia stese in Virabhadrasana A. Inspirare: salire sulle punte dei piedi con le braccia estese lungo il corpo. Espirare: Parsvottanasana con le mani a preghiera sul plesso solare.

5 cicli dinamici

Ripetere Surya Namaskara B fino ad Adho Mukha Svanasana

Inspirare: gamba sinistra avanti. Espirare: Virabhadrasana A

Ripetere tutto sul lato sinistro fino a Samasthiti.

Shakti Flows in Mezza Luna
Chakra:
Anahata

Utkatasana

Inspirare: gamba sinistra indietro,braccia parallele alla terra. Espirare: Virabhadrasana B, 5 respiri

Dancing Warrior

Affidarsi all’amore, non richiede il controllo

6 ripetizioni dinamiche

Inspirare: su le braccia, il busto scende verso la gamba destra. Espirare: flettere la gamba sinistra, portare il busto e le braccia verso sinistra. Inspirare:  lo sguardo è rivolto alla mano che sale (destra). Inspirare: inconditional Love & Action while surrending, staccare dal suolo il piede sinistro. Espirare: atterrare con le punte delle dita della mano destra davanti al piede destro in Harda Chandrasana  oppure fermarsi prima in Stick Pose (posizione di equilibrio intermedia laterale). Inspirare: portare le braccia verso il cielo e il piede sinistro verso il destro in Hastasana, 5 respiri.

Inspirare: Utkatasana, 5 respiri

Inspirare: gamba destra indietro in Virabhadrasana B e ripetere tutta la sequenza fino a Samasthiti.

Nada Krama
Chakra:
Visuddha

Prendere due mattoncini yoga e disporli vicini tra di loro sul tappetino.

Inspirare: salire con i talloni sui mattoncini in Samasthiti.

Espirare:  Malasana, mantenendo i talloni sui mattoni. Inspirare: gomiti all’interno delle ginocchia e mani a preghiera, invitare le spalle ad aprirsi attivando i gomiti, 5 respiri.

Inspirare: mani a terra, peso del corpo in avanti, sollevare i piedi, le ginocchia ai gomiti: Bakasana. Espirare: pronunciare il mantra Om tornando con i talloni sui mattoncini. Inspirare: entrare in Bakasana seguendo il suono dell’inspirazione Ujjayi.

8 cicli dinamici e  sonori

Malasana

Inspirare: mani a terra, sguardo avanti; Bakasana. Espirare: (Jump back) Chaturanga

Inspirare: Bujangasana. Espirare: Adho Muka Svanasana. Inspirare: (Jump Through) Ardha Uttanasana, agganciare gli alluci. Espirare: testa alle ginocchia in Pada Hastana, 5 respiri

Third eye drums
Chakra:
Ajna

Samasthiti: Inspirare in Utkatasana, ripetere internamente il mantra: Sho (dorso delle mani a contatto). Espirare: Uttanasana, esternare il mantra Ham battendo i palmi delle mani a terra, occhi aperti e rilassati, dristi Nasagrai (guardare la punta del naso)

16 ripetizioni dinamiche respirando molto lentamente, consapevolezza in Uddiyana Bandha e Mula Bandha, gli occhi aperti aiutano a mantenere equilibrio e pressione sanguigna regolare (fate attenzione a non chiuderli potreste perdere l’equilibrio o sentire vertigini).

Inspirare: Utkatasana; Nadi’s Stretch, poi intrecciare le dita fra di loro con i palmi rivolti al cielo, gomiti estesi, aprendo il petto e le spalle, 5 respiri.

Shakti & Shiva Dance
Chakra:
Sahasrara

Beyond the Flow

Siamo testimoni della fusione tra gli opposti, l’unione tra maschile e femminile, luce ed ombra, microcosmo e macrocosmo: ripetiamo interiormente e con gratitudine il mantra Om.

Inspirare: Tadasana, mani in preghiera, 5 respiri rilassando bene collo e mandibola.

Inspirare / Espirare: sollevare il piede sinistro e posizionarlo all’interno della coscia destra, mano destra sul fianco: Vrkasana Variation con lo sguardo all’orizzonte lontano verso destra o sinistra (Parsva dristi), 5 respiri.

Inspirare / Espirare: sollevare le braccia, mani in Crown Mudra. Inspirare: rilassare la testa leggermente all’indietro, Nasagrai dristi, mantenere la posizione dell’Albero se possibile fino a 23 respiri Ujjayi con la presa dei Banha per restare in equilibrio senza irrigidire spalle e collo.

Inspirare / Espirare: tornare al centro con la testa e con entrambe le mani sui fianchi, portare il piede sinistro a terra: Samasthiti

Ripetere tutto con il piede destro fino a Tadasana.

Relax

Distendersi in  Shavasana, almeno per 5 minuti ascoltare / sentire l’energia vitale fluire in ogni punto del proprio corpo; essere felici nel presente

Sedersi in Siddhasana per cantare il Mangala Mantra:

“Swasthi- Praja Bhyaha Pari Pala Yantam
Nya-Yena Margena Mahi –Mahishaha
Go- Brahmanebhyaha –Shubhamastu- Nityam
Lokaa- Samashta  Sukhino- Bhavanthu”

OM
Shantih  Shantih  Shantih
OM

Si consiglia di praticare con la musica di Arturo Benedetti Michelangeli al quale è dedicato questo articolo e questo flow: un esempio di arte pianistica libera di fluire al di là dello spazio e del tempo risvegliando con le sue onde sonore il Flow della Shakti in ognuno di noi!

Su YouTube è possibile trovare numerosi brani di Chopin, Debussy, Beethoveen, Ravel, Scarlatti, Shuman interpretati dal maestro Arturo Benedetti Michelangeli.

In particolare durante la pratica del Flow, si consigliano:

  • Chopin, Ballada n.1 in G minor opera 23
  • Chopin, Piano Sonata n.2 in B-flat minor opera 35
  • Debussy, Preludes, Danseuses de Delphes
  • Debussy, Preludes, La fille aux cheveux de lin
  • Debussy, Images, Reflets dans l’eau
  • Debussy, Images, Hommage à Rameau
  • Debussy, Images, Poissons d’or
  • Ravel, Adagio Concerto per pianoforte, diretto da Sergio Celibidache

Vi invitiamo a leggere anche l’articolo Il Flow della Shakti” nella versione  descrittiva ed esplicativa pubblicato sullo Yoga Magazine.

Janine Claudia Nizza.
Insegnante Vinyasa Yoga Flow dal 2002.
Expert Registered Yoga Teacher 500 Plus Yoga Alliance International.
Docente e autrice del TTC Vinyasa Yoga Flow 250 Online 2020/21 per la scuola di formazione HaraBenessere.
Docente del Corso Vinyasa Yoga Flow per FAO Staff Coop.

Autrice di numerosi articoli per: Vivere lo Yoga, Yoga Journal Italia, Yoga Magazine e Yoga Pills.
Info: www.yogaflow.it

Bhramari Pranayama, il respiro della gravidanza

Avevo sentito parlare molto della respirazione, durante la gravidanza.
«Vabbè, grazie – direte voi – lo sanno tutti».
Ebbene, sapere le cose nella teoria o conoscere il tuo respiro quando potresti farti 13 piani a piedi senza battere ciglio, non è di certo come avere 8 chili di pargolo nell’utero e un diaframma che si rimpicciolisce come fagioli essiccati al sole.
La consapevolezza cambia tutto. E quando sei incinta, anche se credi di essere una yogi di terzo o quarto pelo, con studi e insegnamenti alle spalle, il corpo subisce delle trasformazioni che puoi sperimentare solo in questa particolare condizione.

E così anche il respiro cambia e il pranayama acquisisce tutto un altro valore. Oltre a essere considerato come una papabile ancora di salvezza per il travaglio di cui, ammettiamolo, abbiamo tutte un po’ paura.
Il respiro ha cambiato la percezione di me e lo ha fatto già molto prima di rimanere incinta. Il respiro mi racconta. E’ come un flusso di parole che entra ed esce dal mio corpo e dalla mia anima, suggerendomi chi sono in quel momento e riportandomi all’essenziale. Sono arrivata ancora più in profondità attraverso lo studio della meditazione Zen di cui la disciplina che insegno – Odaka Yoga – è largamente intrisa. Ogni momento è quello giusto per essere presenti, nel qui e ora, se si è respiro. «Quando lavi il riso, lava il riso», recita un detto Zen. Che significa? Restare nell’azione che stiamo compiendo. Come? Respirando. Consapevoli dell’acqua che scorre sui chicchi, che scivola nel lavello e delle nostre mani che sfregano. Niente più di questo. Il respiro è la chiave che ci fa restare lì, nell’attimo. E possiamo respirare e meditare anche quando laviamo il riso.

Per questo che, in attesa del mio travaglio (di cui forse poi vi racconterò) sul respiro ho puntato proprio tutto. Non solo perchè lo considero un’ancora di salvezza per alleviare il dolore, ma uno strumento prezioso per godermi il momento.
Portare più ossigeno nel corpo, peraltro, serve anche al mio Lorenzo nel pancione.

Uno dei respiri più importanti, su cui faccio molto affidamento è il respiro del filo d’oro.  Il respiro del filo d’oro consiste nel respirare profondamente alla base della pancia, sentendola espandersi verso l’esterno, e nell’espirazione, dal più piccolo buco della bocca, espirare lentamente, visualizzando un filo d’oro che esce dalle labbra.

Un altro respiro utile è quello del cavallo. Questo respiro, in cui si espira facendo vibrare le labbra e suonando come un cavallo, aiuta a rilassare le labbra e la bocca. Dato che la mascella è direttamente collegata al bacino, è importante continuare a rilassare la mascella e la lingua, specialmente durante il travaglio. Un altro modo per farlo è sorridere. Anche se credo che durante il travaglio non mi sarà così agile.

La vera chiave di volta, tuttavia, è il Bhramari Pranayama. Le vibrazioni di questo respiro sono buone per l’ansia e recenti studi hanno dimostrato che può essere utile per prevenire e ridurre la preeclampsia, patologia  caratterizzata da un innalzamento eccessivo della pressione sanguigna (ipertensione) che può svilupparsi in gravidanza. Il pranayama è, infatti, noto per ripristinare l’equilibrio tra due componenti – simpatico e parasimpatico – del sistema nervoso autonomo. Dato che l’eccesso di attività simpatica è considerato come uno dei fattori determinanti la preeclampsia, il Bhramari Pranayama, è stato segnalato per stimolare il sistema nervoso parasimpatico, questo studio ha dimostrato come l’iper-reattività delle donne gravide – dopo due mesi di Bhramari Pranayama – sia stata convertita in ipo-reattività. Altri parametri come la pressione sanguigna basale, l’aumento della pressione sanguigna e la frequenza del polso sono stati ridotti significativamente.

Un altro studio condotto nel ’93 dal Monghyr Hospital, India, in collaborazione con la Bihar School of Yoga, ha evidenziato nelle donne gravide che hanno praticato il Bhramari Pranayama:

  • un minor numero di aborti spontanei (2% rispetto all’8%).
  • un minor numero di nascite premature (2,6% rispetto al 5%).
  • in media un travaglio più breve del 25% circa.
  • generalmente poco dolore durante il travaglio.

Per fare questo respiro inspirare attraverso il naso, chiudere le orecchie con le dita ed espirare facendo un rumore mmmmmmm: è importante che i gomiti siano tenuti verso l’esterno in modo che il petto sia aperto. Poi l’espirazione avviene attraverso il naso, mentre la bocca è chiusa (ma la mascella è tenuta così rilassata che i denti non si toccano). Durante l’espirazione si produce un ronzio dolce, profondo e relativamente forte, come quello di un calabrone. Diventate un tutt’uno con queste vibrazioni e lasciate che riempiano la vostra testa. Ripetete per 9 volte.

Non respirate soltanto, ma usate anche i Bandha, gli unici due che si possono utilizzare durante la gravidanza. Il blocco del mento (Jalandhara Bandha) e il blocco delle radici (Mula Bandha) sono anche usati  per rafforzare la pratica. Essi stimolano i flussi di energia più sottili (nadi) e influenzano, simultaneamente, la pressione sanguigna, il battito cardiaco e l’apporto di sangue in certe parti del cervello, oltre a mantenere uno stato di rilassamento nel cervello. Allo stesso modo, l’ipotalamo e la ghiandola pituitaria sono stimolati. Si trovano al centro del cervello e sono responsabili del controllo del sistema nervoso autonomo e del sistema ormonale nel corpo umano. E chi ha sperimentato la gravidanza, sa di certo quanto gli ormoni siano determinati per tutti i nove mesi di gestazione.

Amo alla follia questo respiro. Il nome deriva dalla parola per il calabrone nero indiano, Bhramari, ma l’aggettivo bhramarin può anche significare “dolce come il miele” in sanscrito o “ciò che produce estasi”. L’estasi è come la meditazione: uno stato di equilibrio tra trascendenza e presenza. Uno stato in cui le onde alfa si manifestano. Si tratta di un’attività elettrica in una banda che va da 7,7 a 12,5 Hz. Durante una meditazione profonda, la frequenza può scendere ulteriormente. Tuttavia, gli studi dimostrano che in certe situazioni i praticanti esperti possono generare un’attività con una rara ampiezza nella gamma che si estende da 32 a 100Hz.
Nel 2009, la rivista Consciousness and Cognition ha pubblicato un altro studio sul bhramari pranayama. In questo studio ha esaminato l’attività del cervello durante il ronzio. I risultati hanno mostrato che durante questa fase dell’esercizio, anche per i principianti, c’era una presenza di onde gamma.

Tutto ciò è fantastico. Credo che Bhramari Pranayama possa avere davvero effetti benefici sulla mia gravidanza e, mi auguro, anche sul travaglio che mi appresterò a vivere tra poco tempo. Ma tutte le tecniche di respirazione sono importanti e utili.

Il respiro Ujayyi è il respiro che pratico quotidianamente. A volte non me ne accorgo nemmeno perchè mi ritrovo a praticarlo in molteplici occasioni della mia vita quotidiana, non solo quando faccio yoga. Il respiro Ujjayi è il respiro della vittoria. In questo tipo di Pranayama, i polmoni sono completamente espansi e il petto è gonfiato come quello di un conquistatore vittorioso.
Il suono del pranayama Ujjayi serve a due scopi: uno, stimola le nadi, o canali energetici, nei seni e nella parte posteriore della gola, che, a sua volta, promuove la chiarezza mentale e la concentrazione. E due, fornisce un suono a cui aggrapparsi, in modo che la mente possa diventare più calma. Quando il suono oscilla, anche la mente oscilla. Il respiro Ujjay è anche chiamato il respiro dell’oceano. Per praticarlo, si contrae la gola mentre si inspira e si espira in modo da poter sentire un leggero sibilo. Sia l’inspirazione che l’espirazione devono essere fatte con la bocca chiusa, respirando solo attraverso le narici. Il respiro Ujjayi regola il riscaldamento del corpo. L’attrito dell’aria che passa attraverso i polmoni e la gola genera calore interno al corpo. È simile a un massaggio per gli organi interni; quando il nucleo si riscalda dall’interno, il corpo si prepara per la pratica delle asana. Questo calore rende lo stretching più sicuro mentre gli organi interni possono essere puliti dalle tossine che si sono accumulate.

Insomma, il respiro fa la differenza, che siate gravide o abbiate semplicemente bisogno di sentirvi di più nel qui e ora. Lo so, è un concetto di cui spesso abusiamo e il respiro qualcosa che diamo per scontato. Se facciamo yoga, se pratichiamo gli asana, spesso siamo convinti di saper respirare, ma lo osserviamo davvero quel respiro? E quel respiro, ci racconta di noi? Ci guida, ci fa comprendere chi siamo? Credo che questo sia fondamentale.

E come raccontano i maestri Zen, non è necessario che vi ritagliate un altarino dove meditare: ogni momento è un buon momento per sentirsi presenti. Basta restare nel respiro.

Valentina Ferrero. Ho iniziato a fare yoga quasi per caso, quando ero ancora una giornalista, un po’ come accade spesso a chi poi decide di fare dello yoga la sua vita. Perchè? Banalmente perchè mi ero stufata della routine frenetica che mi teneva legata al pc a scrivere, tutto il giorno, tutti i santi giorni. E che mi aveva fatto perde l’amore mio più grande, quello per la poesia e per la comunicazione attraverso i racconti. E insieme – a causa della routine – avevo perso anche un bel po’ di altre cose: emozioni, sensazioni, voglia di mangiare cibo buono, voglia di abbracciare, di baciare.

Qualcuno la chiama felicità e, in effetti, non ha tutti i torti.Lo yoga mi ha reso felice. E’ andata a stimolare tutti quegli ingredienti (sensazioni, emozioni) e li ha rimessi a posto. Al loro posto. Quello che avevano prima. Così ho lasciato perdere un po’ di cose – nel frattempo ho anche perso il lavoro di giornalista – e ho dato una sterzata alla mia vita.Volevo essere più consapevole: unirmi al tutto. Essere un Uno e tornare a emozionarmi. Che è poi l’essenza vera e più intima dello yoga.

E così… eccomi qui. Oggi pratico yoga, faccio corsi, scrivo di yoga, parlo di yoga, rompo le scatole al mio compagno tutto il giorno sullo yoga (e lui non mi ha ancora mandato a stendere – ed è una grande cosa). Attualmente insegno in una piccola cittadina ai piedi delle montagne piemontesi, Pinerolo.

Odaka Yoga è il percorso che ho scelto, anche se è più appropriato dire che è stato lui a scegliere me, in qualche modo. E’ una delle discipline e dei metodi più innovativi dello yoga, nato da oltre trent’anni di ricerca e sperimentazione da parte di due italiani, Roberto Miletti e Francesca Cassia. Odaka Yoga parte dall’acqua, da quell’elemento che è fondamentale per la nostra vita e del quale siamo principalmente costituiti. Un elemento che non ha forma, ma che può assumere tutte le forme, fluendo libero.