Sanscrito, la lingua dello Yoga

La lingua sanscrita è il veicolo con cui sono stati trasmessi sin dall’antichità gli insegnamenti dello Yoga.

Tuttora, anche in Occidente, Sanscrito e Yoga sono strettamente connessi; avrete sicuramente sentito il vostro insegnante pronunciare il nome di una posizione in sanscrito durante la lezione di yoga! Non è indispensabile imparare quest’antica lingua per praticare, tuttavia sarà naturale e spontaneo volerne comprenderne con il tempo qualche termine. Conoscere il significato delle parole aiuta a ricordarle e a coglierne gli aspetti più profondi. L’utilizzo del sanscrito rispetta l’antica tradizione con cui gli insegnamenti vennero tramandati di Guru in śiṣya, di Maestro in discepolo, di bocca in orecchio in un contesto ove la trasmissione era prevalentemente orale. Inoltre le parole sanscrite sono composte da una serie di sillabe il cui suono, o mantra, ha un effetto stimolante su determinati centri energetici, chakra, nel nostro organismo. É una lingua i cui vocaboli risuonano all’interno del nostro Essere.

L’intento di questa rubrica è di fornire attraverso delle ‘Pillole di Sanscrito’ un breve approfondimento della terminologia che avete incontrato, o incontrerete, lungo il vostro percorso yoga.

Che cosa significa Sanscrito?

La parola sanscrito, saṃskṛtam, è composta dalla radice verbale kṛ ‘fare’ al participio passato kṛtam ‘fatto’ e dal preverbio sam che indica ‘perfettamente’ o ‘compiutamente’. Quindi il termine sanscrito designa qualcosa di ‘fatto in modo perfetto’ o di ‘perfettamente compiuto’.

Da tempo immemorabile infatti il sanscrito è considerata lingua divina. Per millenni le élite colte dell’India, brahmaniche e non solo, hanno prodotto i loro tesori, attraverso questo veicolo linguistico, in tutti i campi del sapere: scienza, cultura e spiritualità. Il sanscrito è la lingua dei Veda, delle Upanishad, della Bhagavad Gita, del Mahabarata, del Ramayana, dei Purana. È la base di molte lingue indiane moderne, come il Pali, l’Hindi, il Marathi e il Punjabi. Ha influenzato altre lingue del Sud Est asiatico e addirittura del continente Europeo.

Quest’articolo è tratto dal Numero 2 di Yoga Magazine (Gennaio 2015). Se sei interessato ad acquistare le copie cartacee di Yoga Magazine, puoi visitare la sezione “Tutti i numeri“. Il ricavato della rivista viene devoluto interamente ad opere umanitarie.

Pillole di Sanscrito: Yoga

Le origini dello yoga sono con molta probabilità pre-arie (compaiono allusioni a questa disciplina nei reperti archeologici della civiltà della valle dell’Indo, III – II millennio a.C.) e il termine venne utilizzato sin dall’epoca Vedica (II – I millennio a.C.).

Dal punto di vista etimologico la parola yoga deriva dalla radice  yuj, da cui il latino yugum ‘giogo’, con significato di ‘aggiogamento’, ‘disciplina’, ‘dirigere’. Come esposto nelle Upanisad viene utilizzata proprio nel senso di ‘controllo della mente e dei sensi’, sthiram indriya-dharanam.

Il termine si può tradurre anche con ‘legame’ o ‘unione’. Quest’ultima traduzione è la più popolare in Occidente, tuttavia, come afferma lo stesso prof. Antonio Rigopoulos, appare in un certo senso riduttiva. Yoga è molto di più. Yoga è l’unione in perfetto equilibrio di tutte le componenti del nostro essere: corpo, mente, spirito.

Troviamo una definizione chiara in uno dei più antichi e autorevoli testi sulla filosofia dello Yoga: gli Yoga Sutra di Patanjali. L’autore definisce yogas citta vritti nirodhah. Quattro parole che racchiudono l’essenza di cosa sia lo yoga. Yoga è una disciplina di corpo e mente volta al nirodhah, alla ‘cessazione’, di citta vritti ‘le fluttuazioni dell’intelletto’. Attraverso il disciplinare mente e corpo, il fine ultimo dello yoga è l’arrestare il vortice frenetico dell’universo mentale, conscio e inconscio, i pensieri, le emozioni, l’egoità.

Sia l’italiano che le altre lingue europee, tendenzialmente non traducono il termine, non parliamo di ‘pratica della disciplina’ o ‘pratica dell’unione’, ma semplicemente di pratica dello yoga!

Al di là di ogni interpretazione linguistica, Yoga non è una tecnica. Yoga è unicamente ed esclusivamente un’esperienza personale. Per conoscerla non si può che viverla. Ciascuno di noi attraverso le tappe del proprio percorso coglierà le molteplici sfumature e scoprirà il significato più intimo della parola Yoga.

Chiara Surpi. Si è avvicinata allo yoga 20 anni fa mentre frequentava l’Università Ca’ Foscari di Venezia presso la quale si è laureate nel 2002 in Lingue e Letterature Orientali. Ha approfondito lo studio di Religioni e Filosofie dell’India con il prof. A. Rigopoulos e dell’Asia Estremo Orientale con il prof. A. Cadonna dedicandosi in particolare alla conoscenza del taoismo e dell’alchimia interiore, pratica – simile per molti aspetti allo yoga – dalle cui basi si sviluppò la Medicina Tradizionale Cinese.

A seguito del corso triennale F.I.S.Y. (Formazione Insegnanti Sathya Yoga), ha conseguito nel 2013 il diploma riconosciuto CSEN CONI di Insegnante di Hatha e Raja Yoga (300 ore), dedicandosi subito dopo all’insegnamento di questa scienza millenaria.
Nel 2016 ha concluso un percorso formativo riconosciuto internazionalmente da Yoga Alliance (RYT 200 ore) in Prana Vinyasa ® con Andrew McAuley. Attualmente sta proseguendo il suo percorso sotto la guida diretta della Maestra Shiva Rea, yogini fondatrice di questo metodo. Il Prana Vinyasa ®, evoluzione del Vinyasa secondo il lignaggio del Maestro Krishnamacharya, è una pratica yoga dinamica profondamente radicata nell’antica tradizione indiana.  Potente e allo stesso modo accessibile a tutti, conduce con estrema naturalezza a riconoscere la propria sacra essenza.
Nel febbraio 2015 ha fondato a Pavia l’associazione Yoga Purnima della quale è Presidente e dove continua ad insegnare con gioia.

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