Cosa direbbe il tuo Tappetino se potesse parlare?

What if your Yoga Mat could talk?

Intervista di Janine Claudia Nizza alle sue allieve/i e ai loro tappetini di yoga.

Sto entrando in classe… le luci sono soffuse… qualche allieva ha già srotolato il suo tappetino e si è distesa a terra per preparare il respiro Ujjayi in Shavasana… una sensazione familiare e intima permea l’intera yoga shala. Sapete che ognuno di voi ha una voce ”Ocean Breathing“ che riconoscerei tra mille? Il vostro albero respiratorio crea un canto come nel Nada Yoga! Mi avvicino alla consolle, metto un cd di mantra e strumenti indiani per creare l‘atmosfera della lezione che tra poco inizierà, ammetto che dopo molti anni di insegnamento provo ancora una forte emozione ad entrare nel sacro spazio dello yoga.

Oggi è un giorno speciale: sono qui per intervistare i vostri tappetini e mi pare già di sentir bisbigliare qualche vocina dal pavimento! Spesso pensiamo di essere soli davanti alla nostra pratica, invece abbiamo una compagnia proprio sotto di noi che delimita lo spazio del nostro yoga… la stuoia, il nostro tappetino, e con lei/lui  facciamo le esperienze del nostro sentire, il contatto con i palmi delle mani, dei piedi, nuca, ginocchia e l’uso sapiente con cui nello yoga impariamo con i nostri arti a contrastare la forza di gravità per allungarci ed espanderci corporalmente e spiritualmente; avete mai pensato che cosa direbbe il vostro yoga mat se potesse parlare? Senz’altro narrerebbe molto di noi: le conquiste di un’asana difficile, il benessere  che lo yoga rilascia come un’aurea tutta intorno e attraverso il  respiro che  lambisce dentro  di noi luoghi profondi con essenze vitali!!!

Vi ricordate, ad esempio, le innumerevoli volte che abbiamo praticato quando eravamo stanche/i, ma non ci siamo arrese/i e quei momenti speciali in cui i nostri amorevoli maestre/i si sono avvicinate/i e con un tocco leggero ci hanno aggiustato la postura? Quanti ricordi, quante  emozioni, quante scoperte!

Oggi vi parlerò di queste storie silenti intervistando le stuoie  dei miei allievi e chissà che non se ne tracci una lettura nuova che riveli qualche personale segreto o suggerimento per migliorare  la nostra pratica  yoga!

Tappetino di Marta. Giornalista

Nel 2006 quando fui comprato per iniziare la pratica di Yoga flow con Janine ero convinto che fosse facile e noioso, invece fu difficilissimo, durante la lezione la mia Marta pensò più volte di lasciare tutto e andare al bar!!!! Ricordo che nel primo compleanno che lei ha compiuto mentre praticava, inaspettatamente scoppiò in lacrime e la sua guru la abbracciò confortandola (sapendo che questo spesso accade poichè il risveglio durante lo yoga non avviene solo nel corpo e nella mente, ma anche nell’anima che necessita di liberarsi dalle sofferenze congelate nel passato!). L’anno successivo Marta si regalò con la sua maestra una lezione privata per il suo secondo compleanno da praticante e per la prima volta riuscì ad eseguire full Danurasana (il ponte, che non riusciva più a fare da quando era una ginnasta bambina!). Quel giorno Marta mi arrotolò stretto stretto sotto il suo braccio e tornando a casa si senti più forte, quel giorno il flow nel suo corpo le aveva cambiato la  vita! Da quel momento lo Yoga per lei è diventato questo: una rivoluzione che parte dal corpo e abbatte i dubbi della mente e delle paure mentre  aiuta ad accettare limiti e cambiamenti… grazie yoga! L’esperienza di Marta ha fatto di me un tappetino migliore!

Tappetino di Gloria. Manager

Sono arrivato allo yoga flow nel 2007, dopo una ricerca durata mesi durante i quali ho attraversato letteralmente parecchi pavimenti di scuole e di stili di yoga diversi! Dopo la prima lezione di prova, Gloria ha immediatamente capito di aver trovato il metodo più giusto e più vicino alla sua personalità. Lo stile dinamico del Flow è ideale per sviluppare armoniosamente tutte le aree muscolari con grande attenzione agli allineamenti delle posture, alla mobilità della spina dorsale e delle altre articolazioni. Ho percepito l’effetto di tonicità e armonia con cui in modo “gentile” e attento ha lavorato su di me la pratica del Vinyasa di Gloria, finchè al seguito di un suo trasferimento a Milano nel 2012, dispiaciuta di dover interrompere la pratica Flow qui a Roma, domandò alla sua maestra consiglio. Con grande sorpresa la indirizzò fiduciosa verso l’Asthanga Yoga poiché il lavoro che aveva fatto col respiro Ujjayi e i Saluti al Sole l’avevano preparata a nuovi apprendimenti!  L’aver praticato Vinyasa Flow fu propedeutico per Gloria, creando continuità nella nuova pratica facendole affrontare la transizione in modo  semplice e armonioso!

Sempre al mio fianco destro riconosco il tappetino di Dinara, dalla foggia femminile e molto tecnica… mi avvicino per intervistarlo:

Tappetino di Dinara. Finance Officer, CSFC

Visto da fuori sembra che io funga solo d’appoggio alla pratica di Dinara, invece ad uno sguardo più attento si vede che sono stato capace di intendere e di evolvermi perché il mio cuore di tappetino è amplificato dalla pratica yoga! Le prime settimane di yoga crearono una forte concentrazione, energia e abbandono iniziarono ad essere atteggiamenti necessari e costanti tanto che Dinara, ricevuti molti benefici sin dall’inizio grazie alla regolarità delle sessioni yoga flow, iniziò ad incrementare  la sua pratica yoga da una volta a settimana direttamente a tre! In meno di un anno fui portato in yoga reatreats e ad impegnarmi in molti weekend di studio nel TTC 200 ore! Quanto impegno e quante soddisfazioni! Notai (anche se per lei non era rilevante) che la sua insegnante apprezzò la sua fluidità e perdita di peso eccessivo… in meno di un anno di pratica yoga aveva aquistato un corpo agile e snello! Oggi posso dire che la sua  pratica è salita ad un livello inaspettato e vedo con immenso piacere che Dinara ha trovato nella pratica yoga il modo per contrastare senza sforzo le sue abitudini alimentari, di cui beneficia tutto il suo essere!

Wow che esperienza fantastica, grazie tappetino. E’ vero che lo yoga aumenta la nostra consapevolezza fino ad individuare naturalmente cosa è bene per noi anche nel cibo, che raccomandiamo possa essere  il più vegetariano possibile!

Voi yoga mat siete gli amici più intimi degli yogi, mi interessano tantissimo le vostre opinioni e il potere “ipnotizzante” che avete quando, malgrado la stanchezza o il disappunto riuscite a farvi srotolare per una sessione di pratica!

Ma ora non sto nella pelle, vado ad ascoltare le impressioni di quello di Barbora alla mia sinistra, un’allieva dallo stato vitale alto e positivo!

Tappetino di Barbora. CFS Travel Unit, CSFD

Io sono un tappetino tranquillo e fidato, mi reputo l’amico perfetto che sa condurre Barbora alla persuasione che la felicità e la salute sono dentro di lei… non fuori! Nessuno meglio di me la conosce così bene: per esempio quando si sente forte o debole! Io so benissimo quando è arrabbiata oppure dubbiosa perchè la sua pratica yoga è come un termometro delle sue emozioni e convinzioni, per questo insieme raggiungiamo momenti di pace e umiltà, conquistiamo la saggezza del qui ed ora ritrovando quella compassione e gentilezza per noi e per gli altri che avevamo sommerse chissà dove nel caos dell’incessante tendenza dell’ego di proiettarsi nel passato e nel futuro, annientando il presente. Io davvero mi sento l’unico testimone di dove Barbora è arrivata nella sua pratica yoga e dove andrà perseverando nel flow. Faccio una dichiarazione a voi tutti: prometto di non lasciarla mai, starò ai suoi piedi per il resto della vita nella sua casa e a lezione sempre se lei lo vorrà!

Hey ragazzi che confessione passionale… quasi una promessa d’amore eterno… ma in fondo non  è così tanto distante dalla realtà. Io stessa negli anni ho collezionato molti tappetini, di diversa foggia ed epoca e posso dire che con ognuno di loro ho stretto senza accorgermene relazioni molto importanti come quella volta che in una stretta camera d’albergo in Baltimora tutti i miei parenti pranzavano dilungandosi a tavola e io arrivavo qualche minuto dopo perchè prima di mangiare io e il mio tappetino dovevamo « yogare »! Ma non divaghiamo please… vedo discreto e silenzioso avvicinarsi, si fa per dire, lo yoga mat di Sara.

Tappetino di Sara. Statistician, ESS

“Come  tappetino yoga flow comprendo di avere più libertà di quanto credevo… quel limite geometrico di cui credevo di esser fatto non influisce sulla vastità delle cose che posso conoscere durante la pratica di Sara! Sento la mistica che trasforma il nostro spazio in  respiro e che ci permette di sciogliere i blocchi fisici e mentali uno ad uno! Le asana sono solo un espediente per sfidare i nostri limiti e grazie ai fondamenti dello yoga procediamo senza giudizo, anzi, rallentando e dilatando il respiro e gli allineamenti nel Vinyasa abbiamo il tempo di osservare il cambiamento dentro e fuori! Da quando la mia Sara pratica yoga ho aggiunto tante nuove buone abitutudini nella quotidianità, compresa quella di srotolarmi sempre più spesso a terra per farla praticare almeno 10 minuti anche quando sento che lei pensa di non averne il tempo, e sempre più spesso ora è lei che mi viene a cercare. Lo yoga ci  fa vivere quelle sensazioni di libertà nella disciplina di gioia nell’impegno e serenità nel continuo presente, respiro dopo respiro!

Ma il più scoppiettante di tutti è la stuoia di Emma: sentiamo cosa ne pensa di lei mentre pratica le asana a terra…

Tappetino di Emma

“Ahhhhhh finalmente ti sei fermata. Abbandona il tuo corpo su di me, completamente… Non sento il peso delle tue gambe, le stai tenendo su per caso? Lasciale andare, voglio sentirmi schiacciato sotto di te. Adesso si che possiamo cominciare. Inspira, espira, inspira e… che fatica respirare oggi. C’é qualcosa che ti impedisce di respirare profondamente? Riproviamo: inspira, espira, inspira… meglio! Dai, lascia fuori tutti i pensieri, le cose che devi fare al lavoro possono aspettare un pó, respira. Inspira nuova energia, e butta fuori i brutti pensieri. Manda l’aria buona nei polmoni e gonfia il petto, butta fuori l’aria cattiva e schiaccia gli addominali cosi la strizzi tutta fuori. Visto come ti senti meglio adesso? E sai che puoi farlo anche senza di me, puoi farlo da seduta mentre aspetti un colloquio di lavoro, puoi farlo da in piedi mentre sei in fila alla posta, e vedrai che la giornata sembrerá piú colorata. Vai, provalo, e quando torni mi racconti. Ti aspetto qui giovedi prossimo alle 13, per una nuova lezione di yoga flow ”.

Caro tappetino di Emma nel tuo modo allegro hai praticamente sintetizzato come si respira Ujjayi ed hai ragione a dire che è un po’ faticoso specialmente all’inizio della pratica yoga quando arriviamo a lezione con tutte le tensioni della giornata sul corpo e con una respirazione costretta e superficiale dall’abitudine che allontana la mente dal corpo! Grazie per questo specifico remainder; voi tappetini siete molto attenti ed utili per noi, per ricordarci cosa è importante e quanto valiamo!

Anche il tappetino di “Sarah con l’h” mi incuriosisce: è sempre al mio lato sinistro in classe e non ama guardarsi nello specchio…

Tappetino di Sarah. OCCP

Mi onora essere interpellato per parlare a mio nome e a quello di Sarah dell’ora di yoga  che ci piace tanto e di poter condividere con gli altri tappetini e yogi pensieri e sensazioni. Tutti questi anni in cui con la mia Sarah abbiamo approcciato diversi stili di yoga, solo quest’anno per la prima volta ci siamo sentiti davvero motivati e coinvolti sia dal punto di vista fisico che da quello spirituale. La combinazione delle asana in continuità, corredate e collegate dal respiro è la risposta che cercavamo dallo yoga, praticando Vinyasa flow riusciamo a scrollarci di dosso tutto il resto; lasciamo emergere una concentrazione che ci fa fluire dentro l’intera sequenza. Da più di un anno ormai vedo Sarah più equilibrata nel suo mondo interiore e in quello esteriore! Entrambe siamo coscienti che se incrementassimo a due o tre sessioni yoga per settimana sarebbe davvero ideale, ma ci piace pensare che anche solo richiamando dentro di noi lo stato mentale e fisico che proviamo nel flow ci basti per entrare subito in quel mondo di ritmo e armonia che ci fa star bene anche solo pensandolo!

Caro tappetino di Sarah, sono onorata a mia volta che abbiate scelto il flow e che soddisfi le vostre esigenze esistenziali e motorie! Anch’io per circa un anno praticai solo una volta a settimana  ed è vero che ha un effetto molto positivo durante la settimana. Lo yoga mi serviva per dare il meglio nelle altre attività incluso lo sport. Posso comunque dirti che negli anni successivi la mia pratica diventò tutta ad un tratto quotidiana! Niente e nessuno può prevedere quando succederà, ma senz’altro (viste le tue sagge considerazioni a riguardo) tu e la tua Sarah avete “bonne chance” che questo accada prima o poi!

Ma ecco un’osservazione molto breve e molto zen che arriva dal purple yoga mat di  Elisa.

Tappetino di Elisa

Mi chiamo Viola e sono il tappetino di Elisa, quando iniziamo la classe di yoga sentiamo il peso del mondo sulle noste spalle, alla fine della pratica vediamo un immenso orizzonte!

Nell’armonia dei suoi profumi e tappeti accoglienti raggiungo la stuoia di Silvia.

Tappetino di Silvia. Imprenditrice

Sono il tappetino di Silvia e potrei definire i miei 15 anni di pratica individuale con la mia insegnante con questa frase di Madre Teresa di Calcutta:

“Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi: trabocca. La gioia è molto contagiosa”.

L’insegnante più che insegnare, dona! Come tappetino di Silvia sento di dirvi che in fondo nella pratica yoga si diventa inaspettatamente amici, complici con noi stessi, con i compagni di yoga e con i nostri maestri; scopriamo che la felicità si prova più nel dare che nel ricevere come la Santa Madre ci ricorda nella sua splendida frase!

Un’intesa profonda che abbiamo reciprocamente per i nostri amici animali soprattutto i gatti con la cara Annalisa, il che mi fa accostare curiosa di sapere dal suo tappetino come va nel suo mondo yoga e felino.

Tappetino di Annalisa. Insegnante

È vero, confermo. A me piace quando il gatto di Annalisa si stropiccia il musetto su di me, basta però con le unghie che sono delicato!!! Ad Annalisa piace molto praticare sotto la guida amorevole e professionale di Janine, lei sente che è già nel cammino: la scoperta e la rivelazione della conoscenza è nella pratica stessa dello yoga… solo in questa dimensione di reciproco “esserci l’uno per l’altra” tra maestro e allieva la mente e il corpo possono potenziarsi, aquisire forza, equilibrio, rispetto, raffinandosi sempre più nel fluire del Flow!

Che bello grazie tappetino micino! Solo in un ambiente dolce e comprensivo le persone acquisiscono fiducia in se stesse e sfidano le vette più alte superando ostacoli enormi (incluse malattia, dolore, cambiamenti…). Questo tappetino ricorda a noi insegnanti di non smettere mai di incoraggiare sempre i nostri allievi poichè loro si affidano a noi ed è importante meritarci la loro fiducia con tutto l’impegno possibile, la nostra integrità nell’insegnamento sia perseverante sempre anche e soprattutto con i più fragili o deboli!

Ecco due miei allievi nel fiore della loro terza età fedelissimi alla pratica, con i loro yoga mat rosa e verde.

Tappetino di Elvira. Pensionata

Io sono Rosa, siamo nuove io ed Elvira, appena sei mesi fa non conoscevamo lo yoga, poi abbiamo iniziato per curiosità e già in questo poco tempo abbiamo notato che la pratica regolare ha cambiato la postura e ci consente di fare movimenti prima inimmaginabili. Oggi la sento molto soddisfatta del suo yoga e piena di gratitudine per averlo scoperto anche a questa età.

Tappetino di Agostino. Pensionato

Salve io sono Verde, il tappetino di Agostino. Malgrado lui soffra di una forte scoliosi vede continui miglioramenti nella postura della colonna vertebrale e nella mobilità delle anche, nonostante abbia cominciato insieme a sua moglie Elvira soli sei mesi fa! Da quello che posso capire lo yoga praticato con la respirazione Ujjayi aiuta a portare molto presto beneficio nelle zone che entrambi avevano dimenticato di rivitalizzare da molti anni!

È vero caro Verde, tu che testimoni i progressi di Agostino meglio di me. Sai quanto sollievo in quelle zone affrancate dal dolore le asana e il respiro profondo hanno portato in cosi breve tempo: sembra, ed è in effetti cosi, che il nostro corpo benchè trascurato da anni di sedentarietà e incuria motoria sia poi disposto a rallegrarsi e a risvegliarsi presto con noi quando lo portiamo a yoga!

Stuoia di Francesca, una guerriera del respiro affetta da asma, che mi puoi dire della sua pratica?

Tappetino di Francesca. Insegnante

Posso dirvi che ad ogni incontro con la lezione di Yoga flow, Francesca sente di avere un’occasione di consolidamento, scoperta e miglioramento nella cura costante del suo equilibrio psicofisico. Per quanto riguarda la sua dispnea cronica intermittente, praticare lo yoga è un momento di risveglio e sostegno profondo della capacità respiratoria, di attivazione della corretta muscolatura anche e soprattutto quella respiratoria. Abbiamo imparato a coordinare il respiro con la presa di Uddyanabandha e Mulabandha  rilasciando altre zone  muscolari contratte. Io non potrei chiedere di più per lei… grazie Yoga!

È vero caro yoga mat di Francesca, hai toccato un tema assai importante dello yoga: attraverso il respiro profondo l’attenzione della mente è nel corpo e può guidarlo verso dissociazioni muscolari e tendinee inverosimili! Grazie alla pratica yoga tutti possono imparare a diminuire la tensione temporo-mandibolare che affligge milioni di persone nella rigidezza del collo spostando quella stessa energia verso i muscoli addominali e pelvici, preposti, se rinforzati e riattivati, a sostenere la colonna vertebrale senza irrigidimenti e tensioni nella cervicale e nelle anche… una rieducazione posturale gentile e persuasiva quella del Vinyasa!

Il tappetino di una mia allieva da 17 anni e carissima amica sorridendo mi dice:

Tappetino di Sonia. Grafica

Io sono Prana il tappetino di Sonia e vengo dalla California. Yoga è unione e Yoga Flow le ha insegnato ad unire il corpo al respiro tramite il movimento dicendo alla sua mente di avere pazienza verso di lei e il mondo. Io e Sonia abbiamo visto capitare tante cose meravigliose durante la pratica, quali ad esempio osservare il corpo migliorare a qualsiasi età, scoprire di non avere più bisogno di tanto cibo oppure riuscire a non fumare più, smettendo quasi “naturalmente”. Per Sonia la pratica è una sfida quotidiana, senza competizione che la stimola a superare i propri limiti  fisici o mentali con il modo severo, ma vigile e compassionevole da maestro indiano di Janine e la mia complicità di devoto tappetino oltreoceano! Grazie ad una lunga pratica ora la mia Sonia è anche insegnante di yoga ed è molto amata dai suoi allievi… cosi anch’io mi prendo un po’ di alloro, Flow!

Tappetino di Marco. Taxi driver

Ero un tappetino scettico: frequentando il corso di yoga mi ha sorpreso la segreta necessità di Marco di portarmi a lezione puntualmente anche se stremato dal tremendo mal di schiena accumulato durante la guida nel suo lavoro. Ho imparato da lui che le tensioni che sentiva da anni rivendicavano l’importanza del benessere nel quotidiano e più in generale lo yoga rivalutava il suo completo essere! Ho avuto la prova che la sua pratica della respirazione Ujjayi risulta fondamentale per ogni esecuzione di asana permettendo al tempo stesso di superare il dolore delle articolazioni irrigidite, allungandole gradualmente e senza traumi.

Grazie tappetino, è vero molte persone pensano che quando una parte del corpo “tira” dobbiamo restare fermi. Non c’è cosa peggiore dell’immobilità per una leggera infiammazione che bloccare l’arto nella misera condizione di invalido! Il Prana che circola nel nostro corpo quando facciamo yoga è curativo e in grado di aiutare e ossigenare le zone spesso da noi stesse colpite perchè trascurate!

Tappetino di Monica. Insegante certificata Yoga Flow, 200 ore 1 livello 2017/18

Mi presento sono il tappetino di Monica. Sono molti anni che pratica con me ogni dove la sua maestra organizza un workshop o partecipa ad un festival. Frequenta i suoi corsi tre volte a settimana e quando Janine va in India la sostituisce egregiamente a lezione: non ho mai visto cosi tanta devozione alla pratica yoga e agli insegnamenti come lei. Mi affascina la sua gentilezza, compassione per le difficoltà dei suoi compagni/e yogi. E’ sempre pronta a sostenere tutti, persino sua figlia viene a lezione a volte con lei! Un tempo soffriva di forti irrigidimenti cervicali (causati dal  suo lavoro al computer) che la invalidavano seriamente tenendola immobilizzata a letto! Ora non ne soffre più: vedo che il suo corpo yogico ha invertito le tendenze posturali di un tempo. Monica ha superato problemi enormi con una serena e costante pratica del flow e la sua insegnante, l’ho vista più di una volta, ha gli occhi che brillano di stima e fiducia quando la guarda! È in questa sede che la sua maestro ha deciso di farle un dono dal centro del suo cuore: ha scelto per lei un nome sanscrito che la rappresenti Dharma Devi! Om Shantih, bravissima Monica sono tanto felice per te!

Oh! Tappetino di Monica… mi hai fatto commuovere! E’ giusto parlare con orgoglio degli allievi devoti alla loro pratica, bisogna ricordare che anche noi insegnanti siamo umani e talvolta abbiamo bisogno anche noi di vedere che il nostro lavoro è utile e produce risultati inimmaginabili!

Ognuna di queste voci è servita all’apprendimento e a mantenere vivo l’ascolto, l’interesse per il nostro vero Sè. Vi esorto a continuare a crescere e a sbocciare adorati Yogi Flowers! Invitiamo tutti voi amici lettori yogi di tutti gli stili e metodi a mandare i vostri commenti qui, unitevi a noi con le vostre impressioni sul tappetino! Condivideremo la gioia e le esperienze sempre uniche e al tempo stesso universali! Abbiamo bisogno l’uno dell’altra per aumentare il sapere che da individuo a individuo si tramanda! La saggezza della pratica condivisa ha il potere di accelerare  l’evoluzione della nostra  Mente, Corpo e Anima!

Scrivete i vostri commenti e le vostre esperienze all’articolo: “If your yoga mat could talk”.

Gruppo Yoga flow fotografato da Glauco Dattini.

Janine Claudia Nizza.
Experienced Registered Yoga Teacher (ERYT/PLUS) with Yoga Alliance®.
Nel 1997 inizia a praticare Vinyasa Yoga a Los Angeles. Nel 1999 inizia a frequentare le lezioni del centro Sacred Movement divenuto più tardi Exheal a Santa Monica con la direzione di Max Strom come sua allieva per molti anni. Nel 2005 scriverà di lei: Claudia è un’insegnante e praticante yoga appassionata e devota, il suo amore profondo per la vita e il mutamento sono evidenti per tutti quelli che entrano in contatto con lei. Claudia si muove e vive nel suo cuore con grazia, Max Strom 12/10/2005.Yoga Flow calendar col fotografo Enrico Blasi.Tornata in italia nel 2002 viene invitata a insegnare per il MYF e il RYF fino al 2016, pubblica molte sequenze Yoga Flow in varie riviste di Yoga, come Yoga Journal e Vivere lo yoga. Nel 2003 si certifica in Yoga Fit a San Diego CA. Dal 2005 ad oggi è allieva di Lino Miele, Astanga Yoga Research Institute seguendolo nei suoi workshop in Kerala e nella sua scuola di Roma.Nel 2016 pubblica la voce Vinyasa Flow per www.yogapedia.it.Dal 2012 tiene corsi regolari per i dipendenti della FAO presso la FAO Staff Coop ed ogni anno espone un argomento sullo yoga nel convegno delle Nazioni Unite per lo Yoga Day, scrivendo vari articoli sullo yoga nel FAO Gazette. Dal 2016 collabora come Insegnante Yoga Flow e docente dei Corsi di Formazione Yoga con il Centro HaraBenessere di Giovanni Damato per il quale ha scritto e illustrato il suo metodo Yoga Flow 1 livello come testo didattico.

Il benessere con lo Shiatsu, ricetta per la longevità

Lo Shiatsu, diffuso in Giappone sin dal VI secolo, è una pratica manuale manipolatoria che stimola nel ricevente un processo di auto guarigione. Shiatsu letteralmente significa “pressione” (atsu), che viene effettuata con le dita (shi), le mani, i gomiti e le ginocchia su determinati punti (tsubo) per riequilibrare l’energia (ki) lungo i meridiani. La tecnica del massaggio si basa sulla concezione energetica che è anche tipica della medicina cinese tradizionale. In pratica, un individuo può accusare uno stato di malessere in una zona jitsu dov’è un eccesso di ki, o in una zona kyo dove invece l’energia è carente. Dal jitsu si individua il sintomo la cui causa risiede nel kyo. Il massaggio Shiatsu procede sempre sul doppio binario kyo-jitsu, del pieno e del vuoto, perché risolvere un malessere non vuol dire solo agire localmente, bensì intervenire sull’unità psicofisica del paziente.

massaggio shiatsuPer Gianpiero Brusasco (fonte: Ansa) operatore Fisieo (Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori), che si occupa di Shiatsu e gravidanza, può “aiutare le mamme a stabilire un legame con il bimbo che portano in grembo, e a superare la paura del parto”, facilitando in parte l’induzione tanto che in alcune città vengono organizzati anche dei corsi per le ostetriche. Aiuta anche contro la depressione post parto, per l’allattamento, e può essere praticato anche sul bimbo: il trattamento dura meno, spesso dai 5 ai 25 minuti, e gli allungamenti sono utili per favorire lo sviluppo fisico del piccolo, facilitandone i movimenti nei diversi stadi di crescita. Oltre che a poter essere praticato sia da ragazzi che da adulti, sembra essere anche parte di una ricetta per la longevità. Quella dello shiatsu è una ‘spinta gentile’ che come spiega Renato Zaffina, presidente della Fisieo, “aiuta non solo ad allungare la vita ma ad ‘allargarla’”.

Di come questa pratica sia amica della longevità e della salute nel suo complesso si parlerà alla Settimana nazionale dello Shiatsu, organizzata proprio dalla Fisieo e giunta all’ottava edizione, in programma in tutta Italia dal 18 al 25 settembre, dal titolo “Shiatsu e pratiche di lunga vita”. Con studi aperti ed eventi (per informazioni www.fisieo.it). Secondo la Fisieo è riconosciuto, guardando anche alla longevità in Giappone, che molti strumenti per mantenere una vita duratura e sana, attingono da antiche tradizioni. Fra queste, lo Shiatsu, che si basa su una visione di salutogenesi: non si focalizza sulle patologie, si occupa della persona nel suo insieme psicofisico. “Avvicinarsi allo shiatsu – aggiunge Zaffina – può servire per migliorare la capacità di gestire le emozioni e le risorse interne”. Tra le discipline del benessere lo Shiatsu è il rimedio antistress preferito dagli italiani. Quasi un milione e mezzo hanno provato lo Shiatsu e circa 600 mila ne fanno uso abitualmente. Anche nella terza età si può iniziare, e i benefici si possono ottenere con patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer e in generale le demenze o il Parkinson. Come dimostra ad esempio un progetto portato avanti qualche anno fa e che si vuole riproporre in Calabria con Anaste (Associazione nazionale strutture terza età).

È stato fatto un duplice lavoro: con il personale sanitario e con gli anziani, che hanno mostrato di rispondere molto bene. Il massaggiatore lavora sui meridiani, lungo i quali scorre il ki. Ci si basa sui meridiani dell’agopuntura che sono 12. L’energia si manifesta nei 5 elementi (fuoco, terra, acqua, metallo, legno) e a ognuno di essi è associato un organo. A ogni elemento corrispondono 2 meridiani, uno yin e uno yang; solo al fuoco ne corrispondono 4. I meridiani sono bilaterali quindi sono 24 in tutto. Se il massaggiatore preme il meridiano in un punto, verrà stimolata quella particolare zona, ma anche tutto ciò che si trova lungo quel meridiano. Le due manovre principali eseguite sono la pressione e lo stiramento praticate con mani, gomiti, ginocchia e piedi. Il massaggiatore deve rimanere sempre molto rilassato mentre imprime una pressione, perché deve trarre forza direttamente dal suo hara. La durata di una pressione varia di 5 ai 7 secondi, intorno al collo mai più di 3 secondi. Una seduta di massaggio Shiatsu solitamente dura circa un’ora.

L’antica pratica orientale si diffonde in  Europa all’inizio degli anni settanta, quando trova un ambiente particolarmente favorevole alla propria diffusione ed al proprio sviluppo, come “terapia alternativa” in risposta alla crescente domanda di salute ed alla difficoltà a fornire risposte della medicina istituzionale. Per alcuni anni i praticanti sono poche centinaia; i primi corsi si svolgono in forma amatoriale e disorganizzata. Nel 1997 la Commissione europea lo ha elencato come uno degli otto metodi di medicina complementare (risoluzione dell’Unione europea del 29 maggio 1997 sullo status della medicina non convenzionale); gli altri elencati erano la chiropratica, l’omeopatia, la medicina antroposofica, la medicina tradizionale cinese (compresa l’agopuntura), la naturopatia, l’osteopatia e la fitoterapia.

La seduta

Il massaggiatore lavora sui meridiani, lungo i quali scorre il ki. Ci si basa sui meridiani dell’agopuntura che sono 12. L’energia si manifesta nei 5 elementi (fuoco, terra, acqua, metallo, legno) e a ognuno di essi è associato un organo.

A ogni elemento corrispondono 2 meridiani, uno yin e uno yang; solo al fuoco ne corrispondono 4. I meridiani sono bilaterali quindi sono 24 in tutto. Se il massaggiatore preme il meridiano in un punto, verrà stimolata quella particolare zona, ma anche tutto ciò che si trova lungo quel meridiano.

Le due manovre principali eseguite sono la pressione e lo stiramento praticate con mani, gomiti, ginocchia e piedi. Il massaggiatore deve rimanere sempre molto rilassato mentre imprime una pressione, perché deve trarre forza direttamente dal suo hara.

La durata di una pressione varia di 5 ai 7 secondi, intorno al collo mai più di 3 secondi. Una seduta di massaggio Shiatsu solitamente dura circa un’ora.

Ci teniamo a precisare che una seduta di shiatsu varia molto a seconda di chi la esegue perché le mani dell’operatore shiatsu si muovono a seconda di quello che sente e di ciò che il corpo del ricevente gli comunica, delle risposte che arrivano dalla persona insieme a cui sta lavorando.

Marco Staffiero, il cui nome spirituale è Ardas Sadhana Singh, è insegnante certificato di Kundalini Yoga con diploma è riconosciuto a livello internazionale dal KRI (Kundalini Research Institute) e dall’IKYTA (International Kundalini Yoga Teacher Associations) e a livello nazionale dalla UISP – Area Discipline Orientali. Ha seguito il corso di formazione insegnanti con Guru Shabad De Santis, il primo insegnante di Kundalini Yoga in Italia, presso il centro Yogi Bhajan Akhara, a Roma. Inoltre, insegna Yoga ai bambini. E’ stato formato dall’insegnante Gurudass Kaur, cofondatrice del primo centro di Kundalini Yoga a Barcellona e fondatrice di un programma di Yoga per bambini chiamato “Chilplay Yoga, The Yoga of Fun”.Nel corso degli ultimi anni ha rivolto grande attenzione verso le discipline olistiche e le medicine alternative, la sana alimentazione e il benessere psico-fisico. Ha una laurea in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali e dal 2009 è iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio.

Approfondisce come giornalista e studioso diverse tematiche, che riguardano anche i fenomeni dello stress e dell’ansia nel nostro tempo. Attualmente insegna Kundalini Yoga e collabora come giornalista con “Il Giornale dello Yoga” e “Yoga Magazine”. Con “L’osservatore d’Italia” e IlFormat info.; si occupa di elettrosmog e malattie ambientali. Inoltre, è responsabile della rubrica Benessere e Salute del quotidiano on line “Il Mamilio”.

Come costruire una sequenza

Cosa imparano gli allievi che decidono di frequentare un corso per diventare insegnanti di yoga? Tante, tantissime cose, tanta teoria, tanta pratica, e tra queste c’è anche una parte dedicata alla costruzione di una sequenza.
Eh già, perché le posizioni che vengono proposte dai maestri non sono messe a caso, sono un vero e proprio percorso. Ogni āsana deve stare al suo posto, c’è un inizio e una fine: è un cammino, e questo vale anche per l’Ashtanga Yoga e il metodo Sivananda con la sua Serie Rishikesh, due stili che hanno delle sequenze ben precise che sono sempre uguali, con piccole variazioni.

Ecco qualche suggerimento per costruire una sequenza se volete praticare a casa da soli:

Solitamente è sempre bene iniziare da Shavasana. Ci vuole tempo per sconnettersi dal mondo, se poi si è appena usciti dal lavoro, è bene prendersi qualche minuto per rilassarsi e portare l’attenzione al nostro corpo, al nostro respiro.

Si può proseguire sdraiati a terra con posizioni molto semplici. Si possono piegare le gambe mantenendo le piante dei piedi a terra, per poi salire con la testa e le spalle e portare le braccia avanti e le mani tra le cosce, compiendo una profonda espirazione, ripetendo per quattro, cinque volte. Poi, per esempio, sarebbe bene sedersi a gambe incrociate e inserire un pranayama o un kriya come Kapalabhati, per ripulire i nostri polmoni, purificarci, ampliare la capacità respiratoria e prepararci alla pratica.

Dopo questa fase si possono inserire degli allungamenti molto semplici ai lati, magari restando ancora a gambe incrociate, oppure alzandosi in piedi, partendo da Tadasana.
Poi si possono eseguire posizioni per migliorare la resistenza muscolare e l’equilibrio, come Garudasana, Vrikshasana, Virabhadrasana, Trikonasana o simili, per poi proseguire a terra, partendo da Virasana, e praticare Pashimottanasana, Ushtrasana o altro, posizioni avanzate che si possono considerare il vertice della sequenza.

Padahastasana, Pashimottanasana, Ardha Matsyendrasana

Una cosa fondamentale è ricordarsi sempre delle controposizioni. Per esempio, se pratico Padahastasana, quando torno nella posizione eretta in Tadasana, sarà bene eseguire una breve estensione indietro, per compensare la precedente chiusura, o viceversa.

Dopo aver eseguito āsana intense e che hanno richiesto un forte allungamento, come Pashimottanasana, è consigliabile praticare una torsione, che potrebbe essere Ardha Matsyendrasana. Se poi lavoriamo sull’allungamento degli ischiocrurali, è bene ricordarsi di lavorare anche sull’allungamento dei quadricipiti.

Si tratta di un vero e proprio lavoro di riequilibrio del nostro corpo, oltre che mentale.

Al termine della pratica si possono eseguire delle posizioni di ritorno e di rilassamento, come Ananda Balasana, da tenere a lungo, per poi concludere sempre come si era iniziato, in Shavasana; chi preferisce ed è già più esperto, può sedersi a gambe incrociate, per prepararsi alla meditazione finale.

Una pratica deve sempre durare all’incirca un’ora, un’ora e mezza ma non dimentichiamoci che possiamo praticare anche soltanto per dieci minuti se non abbiamo tempo, l’importante è seguire questo principio di costruzione di una sequenza e mantenere ogni posizione per almeno un minuto, cioè per una decina di respiri (questo per quanto riguarda stili di yoga non dinamici).

Saluto al Sole classico

Se pratichiamo di giorno, possiamo introdurre il Saluto al Sole, posizioni più avanzate e di estensione come Ushtrasana, se invece pratichiamo la sera dopo il tramonto, è bene eseguire posizioni più rilassanti e di chiusura, come Pashimottanasana o Padahastasana, per rallentare il battito cardiaco e agevolare il riposo notturno.

Tutte le posizioni che pratichiamo hanno uno scopo ben preciso, che è quello di imparare a stare comodi e seduti a lungo a gambe incrociate o in Padmasana (la Posizione del Loto) per meditare.

Perché non dimentichiamoci che lo yoga senza la meditazione (e la corretta respirazione oltre che la presenza mentale – ndr) non è altro che pilates.

Buona pratica a tutti!

Dejanira Bada, scrittrice, e giornalista dal 2008 è nata a Jesi (AN) nel 1984 e vive e lavora a Milano. E’ la fondatrice di Vibrazioni Yoga (insegnante 500 RYT).

Da maggio 2017 a ottobre 2018 ha scritto per il sito Il Giornale dello Yoga. Dal 2019 collabora saltuariamente con la rivista Yoga Magazine e il sito Yoga Pills.

Stretch Your Soul

Vinyasa per l’Ileo-psoas, detto anche “muscolo dell’anima”
Sequenza di Janine Claudia Nizza (Yoga Flow)

NOTA: All’interno di questo “Flow” potete inserire un riscaldamento con 5 saluti al sole (A e B) usando sempre la respirazione Ujjiay (dall’inizio alla fine) e seguendo la numerazione dei Vinyasa di “Stretch Your Soul” posti sotto ogni transizione o Asana nelle didascalie.

Le nostre risorse spirituali risiedono anche nel corpo e possiamo attingervi attraverso lo Yoga; il muscolo Ileo-psoas strettamente e profondamente connesso non solo in modo funzionale alla nostra vita, è l’argomento di questo Vinyasa attraverso il quale si può praticare l’ascolto e l’allungamento dei suoi profondi limbi dalle inserzioni toraciche e del bacino. In queste aree i Chakra più legati alle emozioni ed alla personalità concorrono allo sviluppo o meno di un sano rapporto con i centri Manipura, Swadistana e Muladhara.

Molto spesso le notizie che i media ci rivolgono sono negative e ci fanno sentire alienati, divisi. Allora il nostro corpo assorbe tutto come una garza, comprese  la paura e la sofferenza che percepiamo in noi e negli altri. Pensiamo di non poter far nulla per cambiare il male in bene, ma la nostra pratica quotidiana di yoga può gradualmente farci ritrovare la “voce dell’Anima” che ci incoraggia e che ci dà la forza di aiutare non solo noi stessi ma anche gli altri!

Sei seriamente interessato al metodo Yoga Flow? Non perdere l’opportunità di partecipare al prossimo Teacher Training.

Questa non è soltanto un’Era caotica ma anche un’Era piena di possibilità. L’energia vitale chiamata Kundalini (che lo yoga ci insegna a risvegliare attraverso l’attenzione al respiro) è “dentro” di noi ed è proprio per questo che ogni giorno possiamo trasformare la sofferenza in gioia e la malattia in guarigione partendo dalla nostra pratica. A volte durante la nostra pratica sentiamo che inspiegabilmente qualche parte di Asana che ci riusciva benissimo non viene più come prima.
Non sappiamo spiegarci da cosa dipenda, ci sentiamo soli di fronte a mille domande… che cosa sta accadendo? La verità è che lo Yoga praticato regolarmente porta in superficie anche i traumi del passato e li manifesta a suo modo attraverso il corpo: ferite inconsce che il nostro Ego ha sotterrato per non soffrire, riemergono quando la nostra consapevolezza riprende a svilupparsi.

Ricordiamo che oltre a  stabilizzare la colonna per camminare e per stare seduti l’Ileo-psoas ci consente di ”non  pensare:” agisce e basta grazie alla ripetizione dei nostri movimenti per esistere. Quindi è un muscolo “intelligente”, sensibile ai nostri stati d’animo e respiratori!

L’Ileo-psoas (una combinazione di due muscoli che hanno inserzione nella 12esima vertebra toracica e nella Cresta Iliaca) si lega visceralmente al nostro essere funzionale ed esistenziale. L’Ileo-psoas è profondamente connesso con le nostre emozioni e con il nostro “vero Sè”; in questa sequenza troverete non solo sollievo dall’irrigimento che percepite nella stazione eretta o quando camminate, ma anche la flessibilità e la fluidità che da questa deriva se praticata regolarmente!

Cercate letteralmente di “espandervi” nel ciclo completo dell’Albero Respiratorio che ossigena il vostro corpo in fase inspiratoria  ed elimina l’anidride carbonica in fase espiratoria.

Ricordate è molto importante durante la sequenza essere consapevoli del “reclutamento” ovvero la corrispondenza sinergica della pressione delle mani e dei piedi nella terra per attivare i muscoli pelvici e addominali, Uddiyanabandha e Mulabandha.
Iniziate con il lato destro e a fine sequenza continuate con il lato sinistro (ripetendo due volte per lato sentirete nel terzo e quarto Vinyasa una piacevole sensazione di apertura e allenamento nei muscoli del bacino e del torace) e finite con la posizione di Padmasana e poi di relax a terra in Shavasana.

Dedichiamo al termine della pratica gli  Om finali alla Pace:
Om Shantih Shantih Shantih OM!
Credits: Foto by Glauco Dattini

Janine Claudia Nizza.
Experienced Registered Yoga Teacher (ERYT/PLUS) with Yoga Alliance®.

Nel 1997 inizia a praticare Vinyasa Yoga a Los Angeles. Nel 1999 inizia a frequentare le lezioni del centro Sacred Movement divenuto più tardi Exheal a Santa Monica con la direzione di Max Strom come sua allieva per molti anni. Nel 2005 scriverà di lei: Claudia è un’insegnante e praticante yoga appassionata e devota, il suo amore profondo per la vita e il mutamento sono evidenti per tutti quelli che entrano in contatto con lei. Claudia si muove e vive nel suo cuore con grazia, Max Strom 12/10/2005.

Yoga Flow calendar col fotografo Enrico Blasi.Tornata in italia nel 2002 viene invitata a insegnare per il MYF e il RYF fino al 2016, pubblica molte sequenze Yoga Flow in varie riviste di Yoga, come Yoga Journal e Vivere lo yoga. Nel 2003 si certifica in Yoga Fit a San Diego CA. Dal 2005 ad oggi è allieva di Lino Miele, Astanga Yoga Research Institute seguendolo nei suoi workshop in Kerala e nella sua scuola di Roma.Nel 2016 pubblica la voce Vinyasa Flow per www.yogapedia.it.

Dal 2012 tiene corsi regolari per i dipendenti della FAO presso la FAO Staff Coop ed ogni anno espone un argomento sullo yoga nel convegno delle Nazioni Unite per lo Yoga Day, scrivendo vari articoli sullo yoga nel FAO Gazette. Dal 2016 collabora come Insegnante Yoga Flow e docente dei Corsi di Formazione Yoga con il Centro HaraBenessere di Giovanni Damato per il quale ha scritto e illustrato il suo metodo Yoga Flow 1 livello come testo didattico.

Sanscrito, la lingua dello Yoga

La lingua sanscrita è il veicolo con cui sono stati trasmessi sin dall’antichità gli insegnamenti dello Yoga.

Tuttora, anche in Occidente, Sanscrito e Yoga sono strettamente connessi; avrete sicuramente sentito il vostro insegnante pronunciare il nome di una posizione in sanscrito durante la lezione di yoga! Non è indispensabile imparare quest’antica lingua per praticare, tuttavia sarà naturale e spontaneo volerne comprenderne con il tempo qualche termine.  Conoscere il significato delle parole aiuta a ricordarle e a coglierne gli aspetti più profondi. L’utilizzo del sanscrito rispetta l’antica tradizione con cui gli insegnamenti vennero tramandati di Guru in śiṣya, di Maestro in discepolo, di bocca in orecchio in un contesto ove la trasmissione era prevalentemente orale. Inoltre le parole sanscrite sono composte da una serie di sillabe il cui suono, o mantra, ha un effetto stimolante su determinati centri energetici, chakra, nel nostro organismo. É una lingua i cui vocaboli risuonano all’interno del nostro Essere.

L’intento di questa rubrica è di fornire attraverso delle ‘Pillole di Sanscrito’ un breve approfondimento della terminologia che avete incontrato, o incontrerete, lungo il vostro percorso yoga.

Che cosa significa Sanscrito?

La parola sanscrito, saṃskṛtam, è composta dalla radice verbale kṛ ‘fare’ al participio passato kṛtam ‘fatto’ e dal preverbio sam che indica ‘perfettamente’ o ‘compiutamente’. Quindi il termine sanscrito designa qualcosa di ‘fatto in modo perfetto’ o di ‘perfettamente compiuto’.

Da tempo immemorabile infatti il sanscrito è considerata lingua divina. Per millenni le élite colte dell’India, brahmaniche e non solo, hanno prodotto i loro tesori, attraverso questo veicolo linguistico, in tutti i campi del sapere: scienza, cultura e spiritualità. Il sanscrito è la lingua dei Veda, delle Upanishad, della Bhagavad Gita, del Mahabarata, del Ramayana, dei Purana. È la base di molte lingue indiane moderne, come il Pali, l’Hindi, il Marathi e il Punjabi. Ha influenzato altre lingue del Sud Est asiatico e addirittura del continente Europeo.

Quest’articolo è tratto dal Numero 2 di Yoga Magazine (Gennaio 2015). Se sei interessato ad acquistare le copie cartacee di Yoga Magazine, puoi visitare la sezione “Tutti i numeri“. Il ricavato della rivista viene devoluto interamente ad opere umanitarie.

Pillole di Sanscrito: Yoga

Le origini dello yoga sono con molta probabilità pre-arie (compaiono allusioni a questa disciplina nei reperti archeologici della civiltà della valle dell’Indo, III – II millennio a.C.) e il termine venne utilizzato sin dall’epoca Vedica (II – I millennio a.C.).

Dal punto di vista etimologico la parola yoga deriva dalla radice  yuj, da cui il latino yugum ‘giogo’, con significato di ‘aggiogamento’, ‘disciplina’, ‘dirigere’. Come esposto nelle Upanisad viene utilizzata proprio nel senso di ‘controllo della mente e dei sensi’, sthiram indriya-dharanam.

Il termine si può tradurre anche con ‘legame’ o ‘unione’. Quest’ultima traduzione è la più popolare in Occidente, tuttavia, come afferma lo stesso prof. Antonio Rigopoulos, appare in un certo senso riduttiva. Yoga è molto di più. Yoga è l’unione in perfetto equilibrio di tutte le componenti del nostro essere: corpo, mente, spirito.

Troviamo una definizione chiara in uno dei più antichi e autorevoli testi sulla filosofia dello Yoga: gli Yoga Sutra di Patanjali. L’autore definisce yogas citta vritti nirodhah. Quattro parole che racchiudono l’essenza di cosa sia lo yoga. Yoga è una disciplina di corpo e mente volta al nirodhah, alla ‘cessazione’, di citta vritti ‘le fluttuazioni dell’intelletto’. Attraverso il disciplinare mente e corpo, il fine ultimo dello yoga è l’arrestare il vortice frenetico dell’universo mentale, conscio e inconscio, i pensieri, le emozioni, l’egoità.

Sia l’italiano che le altre lingue europee, tendenzialmente non traducono il termine, non parliamo di ‘pratica della disciplina’ o ‘pratica dell’unione’, ma semplicemente di pratica dello yoga!

Al di là di ogni interpretazione linguistica, Yoga non è una tecnica. Yoga è unicamente ed esclusivamente un’esperienza personale. Per conoscerla non si può che viverla. Ciascuno di noi attraverso le tappe del proprio percorso coglierà le molteplici sfumature e scoprirà il significato più intimo della parola Yoga.

Chiara Surpi. Si è avvicinata allo yoga 20 anni fa mentre frequentava l’Università Ca’ Foscari di Venezia presso la quale si è laureate nel 2002 in Lingue e Letterature Orientali. Ha approfondito lo studio di Religioni e Filosofie dell’India con il prof. A. Rigopoulos e dell’Asia Estremo Orientale con il prof. A. Cadonna dedicandosi in particolare alla conoscenza del taoismo e dell’alchimia interiore, pratica – simile per molti aspetti allo yoga – dalle cui basi si sviluppò la Medicina Tradizionale Cinese.

A seguito del corso triennale F.I.S.Y. (Formazione Insegnanti Sathya Yoga), ha conseguito nel 2013 il diploma riconosciuto CSEN CONI di Insegnante di Hatha e Raja Yoga (300 ore), dedicandosi subito dopo all’insegnamento di questa scienza millenaria.
Nel 2016 ha concluso un percorso formativo riconosciuto internazionalmente da Yoga Alliance (RYT 200 ore) in Prana Vinyasa ® con Andrew McAuley. Attualmente sta proseguendo il suo percorso sotto la guida diretta della Maestra Shiva Rea, yogini fondatrice di questo metodo. Il Prana Vinyasa ®, evoluzione del Vinyasa secondo il lignaggio del Maestro Krishnamacharya, è una pratica yoga dinamica profondamente radicata nell’antica tradizione indiana.  Potente e allo stesso modo accessibile a tutti, conduce con estrema naturalezza a riconoscere la propria sacra essenza.
Nel febbraio 2015 ha fondato a Pavia l’associazione Yoga Purnima della quale è Presidente e dove continua ad insegnare con gioia.

Mantra – Il potere dei sacri suoni

Fin dai tempi più remote la musica è sempre stata un mezzo molto potente per il risveglio della Coscienza Spirituale, per non parlare del suo valore nel liberare le tensioni emozionali ed indurre uno stato profonda tranquillità e rilassamento.
Esistono tipi di musica che possono stimolare il corpo, la mente, le sensazioni e le emozioni. E’ stato dimostrato che i differenti stati della personalità umana possono essere influenzati dalle vibrazioni sonore contenute in una melodia.

Le vibrazioni possono modificare la mente, cambiare le condizioni fisiche, rivitalizzare le cellule del corpo e le aree sconosciute della mente.
Ogni suono è vibrazione, ogni parola pronunciata produce vibrazioni.
Ogni parola crea una serie di immagini nella mente di colui che la ascolta e la percepisce.

I Mantra sono combinazioni precise di parole e suoni; suoni carichi di energia, di potenza ed hanno la capacità di evocare la Divinità (l’Energia) alla quale si riferiscono.
Non dobbiamo confondere i Mantra con le Preghiere: queste ultime, infatti, sono formate da parole di supplica scelte appositamente dal devoto per chiedere qualcosa.
Con il Mantra, invece, cerchiamo semplicemente di avvicinarci al Divino.
Questo richiede sforzo e costanza nella pratica e dobbiamo ricordare che noi stessi siamo gli unici artefici del nostro sviluppo e della nostra crescita.

Poiché la mente è fortemente influenzata dalle percezioni sensoriali ed è sempre concentrata su ciò che succede intorno al corpo o al corpo stesso, può essere d’aiuto partire proprio dal controllo del corpo. Rilassando il corpo, infatti, si può riuscire a calmare le agitazioni della mente. Giusti esercizi corporei, un giusto sonno, una sana alimentazione e una corretta respirazione, aiutano a placare la mente.

Curare i nostro corpo è utile, poiché se il corpo è debole e sottoposto a stress, la mente diverrà distratta e confusa, sarà così impossibile concentrarsi in maniera corretta. Sicuramente una mente rilassata porta beneficio al corpo, ma è altrettanto vero che un corpo sano porta ad avere una mente meno agitata.

Il Mantra è un insieme di suoni che riescono ad interiorizzare la mente e agiscono con le loro frequenze anche sul piano fisico. Il Mantra può essere ripetuto molte volte aiutati dal mala (una sorta di rosario) in maniera udibile, sottovoce o solo mentalmente, risvegliando, tramite la pratica costante, gli immensi poteri che l’uomo ha in sé e che ancora non conosce.

La parola Mantra è formata da due particelle: “Man” significa mente e “Tri” significa attraverso. Il Mantra serve per attraversare il mare della mente. Questa similitudine è molto appropriata, in quanto la mente è proprio come il mare, che in alcuni giorni è in burrasca mentre in altri è calmo.  In questo mare riusciamo a vedere solo gli strati superficiali e non il profondo dove in realtà sono nascoste le cause dei nostri mali, le paure, l’ansia, la brama…

Il Mantra serve a controllare questi pensieri negativi. Dunque, il mantra, il cui uso è largamente diffuso nella tradizione indiana, è uno strumento potente per mezzo del quale si intende ottenere il controllo della mente o indurre nella stessa contenuti diversi dagli usuali. Ma nessun tentativo di definizione, tuttavia, può esprimere in modo adeguato il significato che tale nome assume nella cultura indù. In altri termini il Mantra è per la cultura indiana uno strumento verbale a cui i più attribuiscono straordinari poteri.

Con l’utilizzo di un Mantra appropriato tutto sembra divenire possibile e nessun indiano mostra dubbi nel collegare il Mantra allo Shabda Brahman o Suono Divino. Correttamente recitati e intonati divennero nell’antichità parte integrante della liturgia, ponendosi addirittura come strumento di comunicazione con la divinità prescelta.

Nei tempi moderni, l’efficacia del Mantra non è tanto ricollegabile al significato delle parole che lo compongono, ma alla disciplina mentale che esso rappresenta, costituita da induzione nella stessa mente di impulsi volti all’elevazione e all’auto guarigione. Sicuramente il mantenere la mente impegnata su contenuti “migliori” degli usuali, induce il fiorire di una diversa natura nel praticante. Si afferma nella moderna psicologia che persino una bugia ripetuta più di sessanta volte diviene per chi la sostiene una verità.

Per la stessa ragione esprimere con la propria mente migliaia di volte un “proposito”, se così si può dire, può portare verso una concreta realizzazione. Una goccia d’acqua può realizzare assai poco, ma centinaia di milioni di gocce possono praticare un taglio nella roccia, oppure cambiare addirittura la morfologia della terra.

Non bisogna tuttavia dimenticare che, sempre secondo la cultura indiana, l’obiettivo più elevato di tali formule è quello di realizzare un collegamento diretto con il Divino. Il Mantra è uno strumento considerato facile, ma serio, al quale si può ricorrere per stabilizzare la mente su un’idea e mono-direzionarla verso un obiettivo.

Il Mantra è una potente e breve formula spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza. Non c’è nulla di ipnotico o di magico, è solo una questione di pratica.  

Quando pratichiamo il Mantra, stiamo richiamando il più grande potere che siamo in grado di concepire: possiamo chiamarlo Dio, Realtà Ultima o Sè Interiore. Qualunque nome gli attribuiamo, con il Mantra stiamo richiamando la parte migliore che c’è in noi.

E’ una pratica che si riscontra sia nelle religioni occidentali, dove prende il nome di Nome Santo, sia nella religione induista che in quella buddhista, dove prende appunto il nome di Mantra. E’ fondamentale che una volta scelto il Mantra non si cambi, per non rischiare di fare come il contadino che per trovare l’acqua, scava innumerevoli buche in superficie senza risultato, mentre se avesse impiegato lo stesso tempo per scavarne una sola profonda l’avrebbe sicuramente trovata.

Il Mantra non è una vera e propria preghiera; con la preghiera, infatti, noi chiediamo qualcosa, mentre con il Mantra cerchiamo di avvicinarci al divino.  Più lo si ripete, più esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza tanto che continueremo a ripeterlo mentalmente senza nemmeno rendercene conto.

Il Mantra ha anche una funzione calmante a livello mentale. Nel profondo di noi stessi abbiamo immense risorse che possiamo utilizzare per avere il controllo della nostra mente. Molte persone pensano che un controllo impedirebbe il libero scorrere dei pensieri eppure a nessuno viene in mente di mettere in discussione la necessità del controllo e della disciplina quando ci si deve impadronire di abilità di tipo fisico.

Più la mente diventa calma e stabile, più riusciamo a realizzare nella vita quotidiana, la nostra vera gioia e ad acquistare quell’instancabile energia nell’operare per il benessere del prossimo. Quando siamo preoccupati, inquieti o mossi da un bisogno urgente di soddisfazione personale a spese del nostro prossimo, il Mantra può trasformare queste emozioni in una fonte di forte potere e aiutarci a non agire e parlare impulsivamente: questo non significa reprimere le emozioni, bensì usarle, invece di farci usare da esse.

Un’enorme quantità di energia vitale viene dispersa nell’oscillazione della mente tra ciò che ci è gradito e ciò che non lo è, quando siamo prigionieri di preferenze e avversioni, di opinioni ferme e abitudini rigide non possiamo agire al nostro meglio né conoscere una vera sicurezza.

Viviamo alla mercé di circostanze esterne: se le cose vanno come diciamo allora siamo contenti, in caso contrario siamo depressi. E’ difficile modificarsi, essere elastici e accettare qualunque cambiamento, ma possiamo provarci.

Le persone che hanno sviluppato questa preziosa qualità sono in grado di riprendere la loro posizione ogni volta che la vita prova ad abbatterle. Per affrontare i lavori sgraditi bisogna seguire alcune semplici regole: attenzione totale e non rimandare ciò che deve essere fatto… così si otterranno i migliori risultati nel minor tempo possibile.

Siamo costantemente condizionati a ricercare l’eccitazione come se fosse la quinta essenza della vita. Ciò che non è eccitante ci appare solo noioso e monotono. Se ci sentiamo vivi solo quando siamo euforici allora saremo condannati a sentirci depressi quando l’eccitazione svanisce.

La legge della natura stabilisce che ciò che sale deve inevitabilmente scendere, più saremo eccitati prima più saremo depressi dopo e così via in una continua altalena.  Il Mantra serve anche a tramutare i diversi sentimenti come le preoccupazioni, la paura, l’ansia, l’ira, l’impazienza o i desideri e a convertirli in qualcosa di più utile.

La pratica del Mantra non richiede tanto tempo, bastano pochi minuti qua e là nell’arco della giornata, alla fine della quale si dovrebbe aver accumulato un bel po’ di tempo.

Quest’articolo è tratto dal Numero 2 di Yoga Magazine (Gennaio 2015). Se sei interessato ad acquistare le copie cartacee di Yoga Magazine, puoi visitare la sezione “Tutti i numeri“. Il ricavato della rivista viene devoluto interamente ad opere umanitarie.

QUANDO SI PUO’ RECITARE UN MANTRA?

  • mentre aspettiamo
  • mentre camminiamo
  • nella routine giornaliera
  • quando siamo ammalati: spesso i malati si compiangono per la propria situazione e dal momento che l’energia  segue il pensiero, molte volte il proseguimento della malattia è dovuto al fattore psicosomatico che tende ad allungare i tempi di guarigione. Ripetendo il Mantra si calma la mente e si pensa di meno ai propri sintomi
  • mentre svolgiamo attività di tipo meccanico ripetitivo, che non richiedono la nostra totale attenzione
  • nei momenti di noia
  • di notte: ripetere il Mantra prima di addormentarsi permette al cervello di elaborarlo e continuare a ripeterlo dormendo. E’ particolarmente indicato per chi soffre di insonnia.
  • la scrittura e la recitazione del Mantra possono essere svolte quando la mente è troppo agitata e non ci si riesce a concentrare adeguatamente.

Se adesso doveste provare a recitare un Mantra con regolarità, poi abbandonare la pratica e riprenderla fra una ventina di anni, il Mantra vi salirebbe automaticamente alle labbra e continuereste a ripeterlo come se non aveste mai smesso.

Questo è un esempio del suo potere.

Attraverso la costante ripetizione, la mente viene gradualmente distolta dal costante flusso mutevole dei pensieri e, focalizzandosi su sé stessa, diviene un vero e proprio strumento di conoscenza.

 (Tratto da “Mantra. Il potere dei suoni sacri” di Amrita G. Ceravolo)

Puoi visitare anche la sezione Mantra su Yogapedia.it.

Amrita G. Ceravolo. Praticante Yoga da 20 anni, dopo aver studiato per circa dieci anni danza classica.
Ha iniziato la pratica dello Yoga studiando con la discepola diretta di Swami Kriyananda e conseguendo il diploma di Insegnante Yoga, a seguito di una formazione triennale.
Ha approfondito le tecniche di Yogaterapia con il Maestro indiano Om Anandji, conseguendo il diploma “Yogatherapy & Meditation Techniques”, e il Mantra Yoga con il Maestro tibetano Rinpoche Tashi Lama Tsering.
Ha arricchito le sue conoscenze con lo studio di Yoga Nidra, un’importante tecnica meditativa orientale; Yoga Mudra; Yoga in Coppia e le due esperienze di maternità le hanno permesso di approfondire lo studio e l’applicazione dello Yoga in Gravidanza, scoprendo la sua fondamentale importanza in questo delicato momento.
E’ ora Presidente dell’Accademia Sathya Yoga, Direttore Onorario di “Paramanand Institute of Yoga Sciences & Research” (India), Direttore Onorario di “International Association of Indian Yoga” (India), membro dell’Associazione Nazionale Insegnanti Yoga e della European Yoga Federation. Ha scritto e pubblicato articoli e libri riguardanti i diversi aspetti dello Yoga, tra cui “Mantra Yoga. Il potere dei suoni”, “Yoga Nidra”, “I Mudra. La danza dello Yoga”, “Chakra e Riequilibrio Energetico”, “Yoga per la donna e Yoga Prenatal”.
Fondatrice della rivista quadrimestrale “Yoga Magazine“, edita da Om Edizioni, attraverso cui si portano gli Insegnamenti Universali dello Yoga attraverso tutte le discipline strettamente legate allo Yoga. Il ricavato della rivista viene devoluto interamente a opere umanitarie.
Da molti anni a contatto con il sociale attraverso attività rivolte a malati di Aids, bambini leucemici e ideatrice del progetto “Liberi Dentro”, grazie al quale Sathya Yoga porta gratuitamente lo Yoga e la Meditazione all’interno dell’Istituto Carcerario di Monza. Grazie queste esperienze è ora “Yoga Accessible Ambassador” per la divulgazione di progetti Yoga Accessibile, lo Yoga adattato alle esigenze di allievi con disabilità.

Yoga Inbound e Barca a Vela: un’esperienza di vita olistica

Hai mai immaginato di svegliarti una mattina, salire quattro scalini, appoggiare i piedi sul pozzetto della barca e guardarti intorno: l’acqua azzurra di una baia, il profumo della natura mediterranea, la brezza che ti accarezza la pelle, un delfino che gioca davanti alla prua e che ti augura il buongiorno, e soprattutto.. il tuo tappetino da yoga che ti aspetta per la pratica?

Navigare per il mare e poter praticare yoga su spiagge viste da lontano da una barca galleggiante sul blu delle onde è un’esperienza unica, durante l’edizione dell’anno scorso tutti i partecipanti hanno potuto cogliere lo spirito di questa esperienza:

Lo yoga non è inteso solo come la semplice pratica fisica, che è quello che molti fanno; lo scenario delle isole si presta meravigliosamente a far capire che lo yoga è in realtà una pratica di vita olistica che ci permette di apprezzare la bellezza che ci circonda facendo un viaggio dentro noi stessi.

Questo è il significato di Yoga Inbound, di cui Teresa e Daniele sono gli unici istruttori autorizzati in Italia. Questi due giovani istruttori che si dedicano con passione da quasi dieci anni alla pratica dello yoga e alle scienze bionaturali della salute svolgono la loro attività a Bologna, dove trasmettono lo Yoga Inbound a tutte le persone che vogliono fare un’esperienza più profonda nel cammino dello yoga. La vera e unica esperienza che lo yoga ci invita a fare. Conoscere noi stessi e quello che ci circonda per vivere in perfetta armonia.

Quest’anno saremo accompagnati da BV Raddhanti Swami, un monaco della tradizione Vaisnava praticante del Bhakti Yoga, lo Yoga della devozione, che ci aiuterà nel viaggio interiore di noi stessi, condividendo le sue realizzazioni di questa meravigliosa disciplina che genera un cambio reale nei cuori dei praticanti

L’unione tra lo Yoga ed il blu del mare dona ad ogni momento i suoi piaceri e benefici. Eccone di seguito alcuni che, rinforzati dalla presenza del mare, creano una perfetta sinergia nell’individuo. Questo tipo di pratica ha il potere di:

  1. Disintossicare l’organismo.
  2. Ridurre stress, ansia e le attitudini mentali negative.
  3. Combattere l’insonnia e donare un sonno profondo e ristorativo.
  4. Far bene al Cuore, aprendolo alla grazia di ogni momento.
  5. Far bene alla Mente, ripulendola come il vento che soffia al largo tra le onde.
  6. Aumentare la concentrazione e l’equilibrio interiore.
  7. Migliorare la qualità del Respiro.

Questa esperienza in barca a vela nasce dal desiderio di vivere in stretta armonia con la natura ed il mare, per questo oltre ad andare alla ricerca di fondali meravigliosi da esplorare con maschera e pinne vi sarà offerta anche la possibilità a bordo di ricevere trattamenti olistici da due operatori professionisti del bio-naturale come Daniele e Teresa per vivere un mare di relax!

Vuoi prender parte ad un’esperienza di Yoga e Vela? Scopri come partecipare all’evento organizzato da Yunākti Studio Olistico e dalla Scuola Yoga Inbound Italia per l’estate 2017.

Daniele Cavallini. Daniele è un Insegnante Yoga Esperto (ERYT – Yoga Alliance), Naturopata (Scuola Italiana Medicina Olistica di Firenze) e Operatore di Biodinamica Craniosacrale (Centro Biodinamica Craniosacrale di Bologna) che si dedica da anni con passione, serietà ma anche con gioia e leggerezza al lavoro su di sè, questo lo ha portato a voler condividere con entusiasmo il suo tempo per stare con gli altri, a poco a poco è diventato il suo lavoro: ora insegna e pratica yoga e meditazione con i suoi allievi a Bologna e in Toscana e lavora nel suo studio di Bologna e a San Miniato come Operatore di Biodinamica Craniosacrale.

E’ fondatore insieme alla sua compagna della Scuola Italiana di Yoga Inbound per la pratica e la formazione per gli insegnamenti riguardo l’hatha yoga, la storia dello yoga, la struttura dell’essere e la filosofia vedica.

Teresa Intonato. E’ laureata in Scienze Motorie presso l’Università di Catania e Specializzata in Scienze delle Attività Motorie Preventive ed Adattate presso l’Università di Bologna e ha ottenuto il Certificato di Terapista in Rieducazione Posturale metodo Pancafit presso il Centro Studio PosturalMed di Milano. Lavora da tempo nei più importanti Centri di Riabilitazione Motoria e Termali di Bologna.Teresa ha iniziato ad insegnare Yoga dopo aver frequentato il training di formazione per Insegnanti di Yoga organizzato da Chaitanya Nitai Das della Tradizione Vaisnava Gaudiya, una delle scuole di yoga più antiche in India e allievo diretto di Pattabhi Jois, Larry Schultz e John Friend.

Teresa è regolarmente iscritta nel registro internazionale di Yoga Alliance. Attualmente insegna yoga a Bologna nella Scuola Yoga Inbound.

Teresa e Daniele sono entrambi fondatori della Yoga Inbound Italia A.s.d. una scuola dove si pratica lo stile Yoga Inbound a Bologna e in Toscana e che sarà presto riconosciuta come Registered Yoga School di Yoga Alliance®. Infatti Daniele e Teresa stanno proprio in questi giorni mettendo a punto le ultime formalità con Yoga Alliance perchè la loro diventi a tutti gli effetti la prima ed unica Scuola in Italia a portare avanti corsi di formazione per diventare insegnati Yoga Inbound. Presto avremo anche in Italia il primo corso di formazione per insegnanti RYT 200 ore di Yoga Inbound® e questa è davvero una bella notizia per tutti coloro che hanno la passione per lo Yoga!

Mudra – La Danza dello Yoga

Il termine “Mudra” può essere tradotto come “gesto” o “sigillo”. E’ una certa posizione o atteggiamento che rispecchia la nostra psiche.
Sono speciali gesti del corpo il cui scopo è quello di ridurre la dispersione di energia vitale (Prana), favorendone l’accumulo nei centri vitali; aiutano a sviluppare la concentrazione e la Meditazione, favorendo il ritiro dei sensi.
Fin dall’inizio della vita, usiamo le mani per le nostre prime esplorazioni del mondo ed impariamo a manipolare le cose in modo creativo. La mano esprime il nostro umore in ogni piccolo gesto. Muovendo le braccia, camminando, mangiando o in qualsiasi altra attività quotidiana, noi compiamo dei gesti, guidati da stimoli mentali indotti a loro volta da idee, sentimenti o percezioni.

Grazie al potenziale mimico delle mani, noi siamo in grado di conferire ai nostri gesti solenni un’effettiva forza fisica e psichica di straordinaria intensità.
Grazie ad essi siamo in grado di rivelare in modo diretto il nostro stato. I gesti sono il modo attraverso cui il corpo raffigura simbolicamente ed esplicitamente determinate emozioni.

Così, le spalle curve rappresentano stanchezza o timidezza; la mascella contratta esprime rabbia; un portamento sciolto, invece, sicurezza e forza; uno sguardo limpido indica onestà e rettitudine…
Di solito, quando ci sentiamo poco bene, eseguiamo movimenti lenti e stanchi, al contrario, se ci troviamo in condizioni di vitalità, anche la gesticolazione si fa più vivace.

Sia che minacciamo col pugno chiuso o che apriamo le mani in atto pacificatore, che le alziamo contro il cielo a maledire, sia che sfioriamo qualcosa sensualmente, sempre, assieme alla nostra gestualità, affiora anche il nostro intimo e noi possiamo venire colti in tutta la nostra essenza.

Spesso i gesti che formiamo restano incomprensibili agli estranei: i gruppi più svariati, ad esempio di sportivi, operai, mercanti, sviluppano una loro particolarissima gestualità, valida solo al loro interno.

Ciò nonostante, un simile sistema simbolico gestuale può diventare talmente complesso da evolversi a linguaggio autonomo, come avviene ad esempio negli ordini monastici che osservano il silenzio o nel linguaggio gestuale dei sordomuti. Attraverso i suoi gesti, il corpo parla di noi, di ciò che siamo, del nostro stato d’animo e del modo in cui viviamo nel mondo, in un flusso costante di energia che va dall’interno verso l’esterno.

Quest’articolo è tratto dal Numero 1 di Yoga Magazine (Novembre 2014). Se sei interessato ad acquistare le copie cartacee di Yoga Magazine, puoi visitare la sezione “Tutti i numeri“. Il ricavato della rivista viene devoluto interamente ad opere umanitarie.


Con i Mudra dello Yoga, invece, il flusso viene invertito e l’energia inizia a muoversi dall’esterno verso l’interno. I Mudra dello Yoga, contrariamente ai gesti comuni che sono indotti ed inconsci, sono coscienti, volontari e precisi.

Sono inoltre spiritualmente simbolici e significativi.

Anziché essere espressioni casuali di impulsi interiori, i Mudra ci aiutano ad essere padroni dei nostri sensi e della nostra mente.

La nostra mente è instabile, sempre fluttuante da un pensiero e all’altro, senza mai riposo.

I Maestri Yoga del passato la paragonavano ad una scimmia ubriaca, che salta da un ramo all’altro senza logica né scopo: un’immagine che riflette molto bene quel costante brusio che spesso si agita nella nostra testa. Dirigere volontariamente l’attenzione su un qualsiasi oggetto e mantenerla ferma, anche solo per pochi secondi, è un’impresa davvero molto ardua, perché molti altri pensieri subito si sovrappongono: la pratica dei Mudra ci offre una reale opportunità di superare con naturalezza questo ostacolo.

 (Tratto da ” I Mudra – La danza dello Yoga” di Amrita G. Ceravolo)

Scopri come si eseguono le principali Mudra su Yogapedia.it.

Amrita G. Ceravolo. Praticante Yoga da 20 anni, dopo aver studiato per circa dieci anni danza classica.
Ha iniziato la pratica dello Yoga studiando con la discepola diretta di Swami Kriyananda e conseguendo il diploma di Insegnante Yoga, a seguito di una formazione triennale.
Ha approfondito le tecniche di Yogaterapia con il Maestro indiano Om Anandji, conseguendo il diploma “Yogatherapy & Meditation Techniques”, e il Mantra Yoga con il Maestro tibetano Rinpoche Tashi Lama Tsering.
Ha arricchito le sue conoscenze con lo studio di Yoga Nidra, un’importante tecnica meditativa orientale; Yoga Mudra; Yoga in Coppia e le due esperienze di maternità le hanno permesso di approfondire lo studio e l’applicazione dello Yoga in Gravidanza, scoprendo la sua fondamentale importanza in questo delicato momento.
E’ ora Presidente dell’Accademia Sathya Yoga, Direttore Onorario di “Paramanand Institute of Yoga Sciences & Research” (India), Direttore Onorario di “International Association of Indian Yoga” (India), membro dell’Associazione Nazionale Insegnanti Yoga e della European Yoga Federation. Ha scritto e pubblicato articoli e libri riguardanti i diversi aspetti dello Yoga, tra cui “Mantra Yoga. Il potere dei suoni”, “Yoga Nidra”, “I Mudra. La danza dello Yoga”, “Chakra e Riequilibrio Energetico”, “Yoga per la donna e Yoga Prenatal”.
Fondatrice della rivista quadrimestrale “Yoga Magazine“, edita da Om Edizioni, attraverso cui si portano gli Insegnamenti Universali dello Yoga attraverso tutte le discipline strettamente legate allo Yoga. Il ricavato della rivista viene devoluto interamente a opere umanitarie.
Da molti anni a contatto con il sociale attraverso attività rivolte a malati di Aids, bambini leucemici e ideatrice del progetto “Liberi Dentro”, grazie al quale Sathya Yoga porta gratuitamente lo Yoga e la Meditazione all’interno dell’Istituto Carcerario di Monza. Grazie queste esperienze è ora “Yoga Accessible Ambassador” per la divulgazione di progetti Yoga Accessibile, lo Yoga adattato alle esigenze di allievi con disabilità.

I 7 Chakra: una mappa per il viaggio del Sè

Che tu sia un principiante oppure un praticante esperto, hai sicuramente sentito nominare i Chakra. Prima di vedere alcune caratteristiche di ciascuno dei sette Chakra principali, voglio offrirti una panoramica sul sistema dei Chakra, che fornisce un po’ una “mappa” per il nostro viaggio interiore.

Nel corso di migliaia di anni, infatti, in  India è stata condotta una intensa ricerca per comprendere lo spirito umano. Questa ricerca ha condotto allo sviluppo di molte mappe per la comprensione dell’universo interiore ed esteriore dell’essere umano. Un fattore comune in queste mappe è un approccio che integra corpo, mente e spirito e guarda agli individui come microcosmi che appartengono a un più ampio universo, che allo stesso tempo rappresentano.

I Chakra sono una tessera importante nel progetto completo di comprensione e definizione dei parametri dello spirito umano. Queste diverse mappe dell’essere -i kosha (involucro fisico, energetico, psico-emotivo, mentale e spirituale), i cinque elementi (terra, acqua, fuoco, aria ed etere), i Chakra–  si sostengono a vicenda ed unite formano l’immagine completa dell’essere umano e del nostro universo.

I Chakra formano parte integrante del Tantra yoga. Un aspetto chiave del Tantra è l’approccio positivo nei confronti del corpo fisico, per cui tutti gli aspetti della persona sono inclusi nella ricerca spirituale. La radice delle energie che devono essere risvegliate nel corpo è il potere della creazione stessa, la Kundalini. Questa energia dormiente rappresenta il potenziale di trasformazione spirituale e di risveglio ed è  evolutiva per sua stessa natura. Le pratiche di Hatha yoga sono usate per risvegliare e canalizzare queste energie per la trasformazione spirituale.

L’esperienza dei Chakra è considerato l’ambito di studio del Kundalini yoga.

L’esplorazione dei Chakra nella pratica è presa in considerazione anche nello yoga classico di Patanjali che forma la base filosofica della tradizione yogica. Nel terzo capitolo degli Yoga Sutras, Patanjali fornisce istruzioni dettagliate per la meditazione e molti dei chakra sono descritti come aspetti della pratica meditativa.

I Chakra rappresentano un elemento chiave anche in alcuni testi più tardi come l’Hatha yoga Pradipika o lo Shiva Samhita.

Quindi, nelle diverse tradizioni, le pratiche yogiche  vengono viste come strumenti per aprire, allineare ed equilibrare i Chakra. Queste tecniche funzionano sia purificando il corpo sia canalizzando l’energia dentro e attraverso i Chakra.

Dal momento che, come dice Pattabhi Jois, “Lo yoga è 99% pratica e 1% teoria”, ti invito a partecipare a una settimana di Yoga in Vacanza -Risveglia i chakra attraverso la pratica- che sto organizzando dal 1 all’8 luglio a Kytnos in Grecia. Sarà un’occasione per una pratica approfondita, in uno scenario naturale incantevole e nello spirito di condivisione.
Per maggiori informazioni, vai al link dell’evento.

La parola Chakra significa ruota. Si tratta di vortici di energia che ricevono energia dall’universo, la immagazzinando, e la distribuiscono a parti specifiche dell’insieme mente/corpo, attraverso una rete di sottili canali psichici, le nadi. I Chakra fanno parte del nostro corpo di energia, pranamaya kosha, ma la loro attività si estende ad ogni aspetto del nostro essere. Se vuoi avere un’idea del sistema energetico all’interno del quale si situano i Chakra, puoi leggere il mio articolo sulla  fisiologia sottile dello yoga.

Nella loro sostanza, tutte le energie dentro l’universo e dentro il corpo sono manifestazioni della fonte unica di energia. Queste energie tuttavia vibrano a diverse frequenze per soddisfare specifiche esigenze. I Chakra rappresentano queste differenti frequenze energetiche. Inoltre ad ognuna di queste frequenze è assegnata ad una zona del corpo e la propria funzione specifica. Ogni energia dei Chakra ha anche un tema specifico, che include archetipi fondamentali come la sopravvivenza, l’amore o la trasformazione spirituale e sono organizzati lungo una gerarchia evolutiva dei bisogni umani cominciando dalla sopravvivenza ed evolvendo attraverso la procreazione, la socializzazione, l’altruismo e l’intuizione, finché l’evoluzione spirituale non si manifesta nello sviluppo della consapevolezza unitiva.

I Chakra sono quindi archetipi di trasformazione e potenziale ad ogni livello del nostro essere. Questo potenziale latente è simbolicamente rappresentato dal fiore di loto (i Chakra vengono chiamati anche “loto”). Ogni Chakra viene raffigurato da un loto,  con un colore e un numero di petali caratteristico. Il numero dei petali aumenta man  mano che procediamo all’interno del sistema dei Chakra e rappresenta l’aumentata complessità di ogni centro energetico. I Chakra costituiscono una cornice psicologica, filosofica e spirituale per l’evoluzione e lo sviluppo dell’essere umano. Ad ogni passo del cammino, i Chakra descrivono un’area della nostra vita da esplorare, integrare e trasformare. Ogni Chakra costituisce le fondamenta per il Chakra successivo,  ed i temi centrali di sviluppo di ogni Chakra devono essere soddisfatti per poter soddisfare le intenzioni dei Chakra che seguono. Nonostante i Chakra formino una gerarchia, questo non significa però che l’evoluzione proceda in modo lineare.

Vuoi conoscere anche qualcosa in più su ognuno dei 7 Chakra principali?

  1. Muladhara – il primo Chakra
  2. Svadhistana – il secondo Chakra
  3. Manipura – il terzo Chakra
  4. Anahata – il quarto Chakra
  5. Vishudda – il quinto Chakra
  6. Ajna – il sesto Chakra
  7. Sahasrara – il settimo Chakra
Micaela Jorio. Nata a Roma nel 1968, madre di due figli. Pratico Hatha yoga dalla metà degli anni ’90 e lo insegno dal 2000. Kriyaban. Reiki Master. Insegnante certificata di Yoga in Volo e di Shakti Dance. Co-ideatrice e co-organizzatrice della manifestazione Energie nel Parco, insegno a Viterbo presso Energy Center “Le Torrette”.
Blog: www.vitadayogi.com

Yogapedia.it – La prima enciclopedia italiana libera interamente dedicata allo Yoga.

Se è vero che le idee spesso nascono per gradi, ben presto ti rendi anche conto che da solo puoi fare ben poco.
L’Unione invece, come lo Yoga insegna, puo’ portare a grandi risultati.
Questo è il concetto base di Yogapedia.it.

Ma facciamo un passo indietro. Personalmente devo molto allo Yoga, dal momento in cui ho iniziato a praticarlo ho subito avuto la sensazione di trovarmi nel posto giusto e da allora la passione e l’interesse per lo Yoga hanno continuato a crescere.

Così dopo qualche anno di pratica e di studio ho deciso di aprire una pagina su Facebook, Yoga Pills, per condividere un po’ di articoli e pensieri su questa fantastica disciplina. Una pagina che ben presto ha cominciato ad avere un discreto seguito e in breve è nato anche il sito web. Alla fine, per un ingegnere informatico “contagiato” dallo Yoga, è stata anche una scelta naturale.

L’intento è sempre stato quello di dare il mio contributo alla diffusione e alla comprensione di questa antica e affascinante disciplina, che personalmente mi ha dato molto, e di farlo in una maniera che fosse la più semplice e chiara possibile, pensando anche e soprattutto ai numerosi – e sono sempre più – principianti che scoprono lo Yoga e magari si trovano inizialmente un po’ spaesati.
Così, visto tutto il parlare dello Yoga che si fa in rete e sui social media, il mio intento è stato quello di cercare di fare un po’ di chiarezza calandomi nuovamente nei panni  del principiante, spiegando in termini chiari e semplici i concetti base dello Yoga.
Ecco perché la scelta delle “Pillole di Yoga”.

Avvalendomi di validi contenuti e collaboratori, ho cercato di creare una panoramica sui numerosi Stili di Yoga (che sono in crescita costante!), una sezione dedicata ai Libri, quindi agli Aforismi con le frasi ispiranti dei Grandi Maestri e i link ai migliori siti di Yoga disponibili in rete.
Così “Yoga Pills” è diventato ben presto un mini portale dello Yoga.

In seguito è nata l’idea di contattare e riunire i Centri Yoga d’Italia in una sezione apposita, con lo scopo di orientare chi magari è alla ricerca di una buona scuola o di un corso di yoga nella propria città. La segnalazione e l’inserimento avviene tramite un contatto diretto con le varie realtà, sia per validare in forma umana l’attendibilità dei dati forniti, sia per creare una rete di contatti, stimolando la reciproca conoscenza.
E la cosa, con mio grande piacere, sta funzionando.

Il fenomeno ha cominciato ad espandersi, incoraggiando anche i contatti tra le scuole, i centri e le associazioni o iniziative, insomma Yoga Pills si è trovato a fare in qualche modo da “collante” tra le diverse realtà legate al mondo dello Yoga.

Quest’articolo è tratto dal Numero 8 di Yoga Magazine (Gennaio 2017). Se sei interessato ad acquistare le copie cartacee di Yoga Magazine, puoi visitare la sezione “Tutti i numeri“. Il ricavato della rivista viene devoluto interamente ad opere umanitarie.

Ma veniamo finalmente all’idea di Yogapedia.it!

Si sa, l’unione fa la forza e solo con uno sforzo collettivo si possono ottenere buoni risultati. Lo Yoga è ormai un fenomeno in grande espansione e, vista anche la sua diffusione così rapida negli ultimi anni, si è creato in rete un proliferare di contenuti non sempre “all’altezza”. Yogapedia.it cerca quindi di essere, un po’ ambiziosamente, un punto di riferimento in grado di fornire informazioni sempre corrette e aggiornate su quello che è oggi lo Yoga in generale e in Italia in particolare.

Anche in questo caso, grazie all’aiuto di validi contributori, una volta introdotti i concetti di base, si è scelto di partire proprio dagli Stili di Yoga, opportunamente divisi e catalogati in Stili tradizionali, Stili moderni e Metodi. A fianco degli stili più noti, si è deciso quindi di dare spazio anche ai nuovi stili che stanno emergendo, lasciando che siano gli insegnanti stessi, che li hanno elaborati o li insegnano quotidianamente, a parlarne.

Infatti su Yogapedia.it, una volta registrati sul portale, chiunque potenzialmente può scrivere o modificare i contenuti, proprio come avviene sulla più famosa Wikipedia. Il concetto di base (e il software utilizzato) infatti è proprio lo stesso.

Ad oggi in Yogapedia.it sono iscritti circa 30 contributori (in crescita) tra i quali figura anche Yoga Magazine (con il quale è nata anche una bella collaborazione), e in crescita sono pure i contenuti. Il progetto è giovane, ma sta evolvendo costantemente e tutti coloro che avessero voglia di partecipare e prenderne parte per dare il proprio contributo sono invitati a visitare il sito www.yogapedia.it e richiedere la registrazione. Basta solo un minuto.

Magari potrete trovare semplicemente l’informazione che stavate cercando o scoprire un nuovo Stile di Yoga di cui non avevate mai sentito parlare. Oppure sentire il bisogno e la voglia di aggiungere l’informazione che manca. In ogni caso sono la passione e la condivisione ad animare il progetto. Ognuno fa quel che può, quando può, se può. E a mio modo di vedere, così si potranno ottenere degli ottimi risultati. Per il bene dello Yoga.

Stefano Orlandi. Praticante entusiasta di Yoga, fondatore di “Yoga Pills” e “Yogapedia.it”.
Consulente informatico di professione, vivo a Brescia e da ormai diversi anni pratico Yoga quotidianamente. Ho iniziato dapprima a causa di alcuni problemi di salute e poi… non ho più smesso!
Negli anni poi, oltre allo Yoga, il mio interesse si è esteso all’alimentazione, alla salute e al benessere del corpo e della mente in generale.